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Il cavaliere della tavola rotonda

/Set/2011

Poker e lavoro: diventare un professionista

Da: starknight13 @ 12:51 (CEST) / 766 / Commento ( 10 )

Diventare un giocatore di poker professionista non è facile come si può pensare. Non è mera questione di fortuna, nè merito di chissà quali capacità sovrumane. Io sono uno di quei fortunati che ci è riuscito e alcune delle domande che spesso mi vengono poste sono: "Come si diventa un professionista?". "Come si fa a vivere con il poker?"

 

Ho deciso di scrivere questo articolo per dare una risposta a queste domande e per chi vuole saperne di più sull'argomento.

Il poker come lavoro

Una delle definizioni della parola lavoro è: "Impiego di un'energia per raggiungere uno scopo determinato". Questa definizione è strepitosa per avere un approccio corretto alla questione. Dunque il poker può essere un lavoro? La risposta è: sì certo! Ma oggi siamo abituati a pensare a un lavoro come qualcosa che dobbiamo fare al fine di ricevere dei soldi in cambio. Questo modo di pensare è sbagliato perché la prima regola da imparare quando iniziamo a giocare a poker è che la nostra abilità e il nostro impegno non sono direttamente proporzionali al nostro guadagno.

Inoltre pensiamo bene alla definizione "impiego di energia" per raggiungere uno "scopo determinato". Quando iniziamo a giocare a poker qual è il nostro scopo? Guadagnare soldi ovviamente. Giusto? Non esattamente. Guadagnare soldi è la conseguenza. Il traguardo. Il premio per avere imparato bene il mestiere. Ma su questo punto torneremo più avanti.

I quattro pilastri del poker

Molti pensano che basta sedersi al tavolo, cliccare dei tasti e cominciare a vincere. Non è così. È come sedersi a un tavolo e pretendere di saper progettare un grattacielo senza aver frequentato un corso di laurea in Architettura. Nella vita per riuscire a fare qualcosa dobbiamo prima capire come funziona, studiare la disciplina in ogni minimo particolare e soltanto alla fine provare a realizzare l'impresa. Ma il poker è molto più complicato di tutto il resto, perché non esiste alcun corso di laurea sul Poker. Quindi tutto quello che ci serve per costruire il nostro grattacielo (dove in cima c'è il nostro successo), dobbiamo impararlo da soli.

Quello che dobbiamo tenere presente è che non possiamo costruire la cima di un grattacielo se non abbiamo costruito prima tutti i piani al di sotto; e non possiamo costruire proprio nulla se non innalziamo prima i pilastri portanti della nostra costruzione. La mia esperienza mi ha insegnato che i Pilastri portanti del poker sono fondamentalmente quattro:

1. Mindset
2. Disciplina
3. Studio
4. Esperienza

Notate bene che non ho scritto "abilità". L'abilità non è un pilastro del poker, l'abilità si acquisisce con lo studio, la disciplina e l'esperienza. Un giocatore più abile riuscirà a costruire un grattacielo più alto. Un giocatore abile che non ha costruito solidi pilastri è destinato a fallire miseramente. Un giocatore meno abile, ma che è stato capace di costruire i quattro pilastri che ho elencato, riuscirà comunque a edificare il suo bel grattacielo.

La sfortuna nel poker

C'è un'altra cosa importante che dobbiamo ricordare ed accettare. Un giocatore scarso ma dannatamente fortunato, può riuscire a raggiungere vette che alcuni abilissimi giocatori non riescono a raggiungere, questo perché, la seconda regola fondamentale del poker è: la fortuna esiste e incide pesantemente su tutto quello che facciamo nella vita.

Non lasciatevi fuorviare da chi dice che il poker è un gioco solamente di abilità; e nemmeno facciamoci fregare il cervello da manie di persecuzione, poker room truccate e nuvole di fantozzi. Tutto questo è sbagliato. Probabilmente colui che si è avvicinato di più alla realtà è stato Phil Hellmuth quando un giorno disse: "Il poker è 100% abilità e 50% fortuna". In pratica significa che nel caso migliore, un giocatore abilissimo che non si trova in un periodo sfortunato, sarà vincente senza possibilità di dubbio, altrimenti nel caso peggiore, la fortuna può incidere tanto da annullare quasi tutto il vantaggio in termini di pura abilità.

Se ci pensate bene, anche nella vita la fortuna conta tantissimo, soltanto che la accettate e ci convivete più facilmente rispetto al poker. Quante volte vi sarà capitato di dire "come cazzo sono sfortunato!!". Questa sfortuna vi fa perdere tempo, a volte vi fa perdere qualcosa di tangibile, vi rende una cosa semplice molto più difficile, a volte addirittura può uccidervi. Pensate a chi si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. La sfortuna non esiste solo nel poker, esiste nella vita e dobbiamo imparare a convivere con essa per essere persone migliori. Questa consapevolezza è una premessa al primo pilastro del poker.

1. Mindset

Il mindset è il nostro approccio mentale al gioco. Probabilmente chi ha un ottimo mindset di vita, avrà un ottimo mindset nel poker. Quante volte vi è capitato di arrabbiarvi con le persone per niente? Quante volte vi è capitato di dare la colpa alla gente, al destino, alla malasorte, per qualcosa che, in fin dei conti è partito solo e soltanto da un vostro sbaglio? Se siete onesti con voi stessi, risponderete: "sì è vero, è capitato!". Questa ammissione è il primo passo verso la comprensione del giusto mindset da seguire. Se volete essere dei vincenti in amore, nel lavoro, nel poker... insomma... nella vita, allora dovete cominciare a capire che non è importante cosa è successo, ma cosa avete imparato da ciò che è successo.

Per un vincente non esistono fallimenti, ma soltanto risultati.

Io ho cominciato a giocare a poker grindando i Sit&Go da 1€ su PokerStars. Dopo un mese avevo giocato e studiato infinite ore per arrivare a vincere 80€. Dopo alcuni mesi avevo perso tutto quello che avevo guadagnato, trovandomi di fatto a 0€ di profitto totale. Lo scoramento è normale, ma mai, nemmeno per un istante ho pensato di mollare, anzi, ero felice. Avevo passato mesi interi senza avere vita sociale, giocando e studiando ore e ore al giorno una disciplina nella quale nessuno potrà mai avere l'assoluta certezza di stare facendo davvero bene. Ma sapevo di essere sulla strada giusta e avevo raggiunto dei traguardi sensazionali: avevo guadagnato esperienza e conoscenza.

Ricordate cosa stavamo dicendo prima a proposito del lavoro: "impiego di energia" per raggiungere uno "scopo determinato". Quando fate un qualsiasi lavoro, assumendo che già sappiate come farlo, su cosa vi concentrate? Sui soldi che prenderete a fine mese o su come farlo correttamente? Anche facendo soltanto il cameriere, sapete bene che se non lavorate bene sarete licenziati. Più è importante il vostro lavoro e più il successo della vostra carriera dipenderà dalla vostra eccellenza nel farlo. Il poker è un lavoro estremamente difficile perché dipende solo e soltanto da noi stessi. È come essere imprenditori della nostra vita. Non tutti sono capaci a fare gli imprenditori, perché un lavoro manageriale richiede tanto impegno e comporta difficoltà che non tutti sono in grado di superare. Un imprenditore sa che dalle sue scelte, dalla sua strategia commerciale, dalla sua corretta gestione dell'azienda, dipende anche l'ammontare dei ricavi. Sulle sue spalle grava il peso del successo... o del fallimento. Questo fardello per molti è troppo pesante da sopportare.

Per questo il poker non è per tutti. Per riuscire nel poker dobbiamo avere una tempra d'acciaio. Un carattere indomito. Una pazienza da sant'uomini. Non dobbiamo lasciare mai, per nessun motivo, che il soffio del vento muti la nostra posizione, perché altrimenti quando arriveranno le vere tempeste (e ne verranno), saremo spazzati via come polvere al vento.

2. Disciplina

Quando giochiamo, non importa assolutamente niente se stiamo vincendo o perdendo. Ricordate: vincere o perdere soldi non è l'obiettivo finale del nostro lavoro. Quella è una conseguenza. Il nostro obiettivo è fare al meglio ciò che facciamo, cercare sempre di fare le scelte giuste, indipendentemente dal risultato. I giocatori più forti non sono quelli che vincono più mani, ma quelli che prendono più spesso la scelta corretta. I veri campioni, sono quelli che continuano a prendere scelte corrette anche e soprattutto quando stanno perdendo. Pensate al tennis. Il tennis è un gioco individuale e dipende in gran parte dall'abilità. Infatti il tennis è l'unico sport dove non sempre vince il giocatore che fa più punti. Esatto: vince il giocatore che segna i punti più importanti. Il giocatore che al momento decisivo riesce a servire una prima di servizio eccezionale o a mettere a segno uno spettacolare vincente.

Perché è facile riuscire a vincere quando la vittoria ci viene servita su un piatto d'argento; è molto più difficile vincere quando siamo in difficoltà, quando l'avversario è forte almeno quanto noi, quando una riga o un nastro sfortunato ribaltano la situazione a suo favore. È in questi momenti che il carattere di un vero campione esce fuori. Un campione non si arrende mai di fronte alle avversità. Un campione resta concentrato sempre e comunque indipendentemente da qual è il punteggio che segna il tabellone.

Mindset e disciplina sono collegati. Dobbiamo avere un mindset d'acciaio per raggiungere la corretta disciplina. Ma se siamo disciplinati saremo in grado di raggiungere più facilmente il mindset adatto.

3. Studio

Non si può pretendere di costruire qualcosa se non sappiamo nemmeno dove mettere le mani.

Soprattutto all'inizio, vi troverete a brancolare intorno a migliaia di cose che non capite. Sarete circondati da giocatori più scarsi e da giocatori più forti. È proprio da questi ultimi che dovrete apprendere più possibile. Non convincetevi mai di essere troppo stupidi o di essere troppo sapienti. Sapiente è colui che sa di non sapere e nel poker non c'è limite alla conoscenza che possiamo acquisire, perché non c'è limite all'evoluzione che il gioco può avere. Ogni giocatore ha le sue tattiche e le sue strategie. Anche il più scarso di tutti ha un suo modo di ragionare. Il vostro compito principale è cercare di capire come ragionano gli altri.

All'inizio può essere utile seguire delle lezioni o essere seguiti personalmente da un coach. Tuttavia non è obbligatorio. Potete raggiungere gli stessi risultati anche se magari ci perderete più tempo. Ma dovete ricordare che nessun coach potrà mai dirvi come dovete pensare. Se vi trovate a fare qualcosa che non ritenete giusto solo perché vi è stato detto o lo avete letto su internet, allora state sbagliando qualcosa. Inoltre se un coach può essere utile all'inizio del vostro percorso, a un certo punto dovreste sentirete l'esigenza di camminare con le vostre gambe. Importantissimo invece è confrontarsi con gli altri, soprattutto con chi ne sa più di voi, che siano amici o avversari.

4. Esperienza

Ultimo ma forse più importante pilastro del poker, è l'esperienza. L'esperienza è ciò che acquisite mentre state seguendo con disciplina il vostro mindset: studiando e lavorando. Non si smette mai di guadagnare esperienza, ma è proprio per questo che tanti palazzi crollano miseramente. Se il pilastro dell'esperienza è alto solo fino al secondo piano della vostra struttura, non potete pretendere di camminare al terzo piano, perché altrimenti cadrete nel vuoto. Questo accade quando pensate di avere abbastanza abilità per salire di livello per poi ritrovarvi a perdere tutto inesorabilmente. Ricordate: disciplina e cautela. Non dovete mai azzardare. Siate sempre ponderati, disciplinati e settati mentalmente. La vostra esperienza saprà dirvi quando è il momento giusto per salire di livello e la vostra disciplina vi permetterà di tornare indietro a rinforzare il pilastro della vostra esperienza appena qualcosa sta andando storto.

Alcuni importanti consigli:

Tre consigli importanti che posso dare, non solo nel poker, ma nella vita, sono questi. Secondo me, questi tre semplici concetti possono fare la differenza fra un vincente e un perdente. La differenza fra chi riuscirà a raggiungere un traguardo e chi invece si arrenderà a metà corsa.

Porsi sempre degli obiettivi raggiungibili. Non potete pretendere di camminare nell'oscurità senza sbagliare strada. Seguite sempre una luce visibile.

Farsi sempre le domande giuste. Se qualcosa va storto, la domanda corretta non è: "perché è andata male?", ma "come faccio a impedire che accada ancora?"

Osservare attentamente ciò che ci circonda. Le risposte giuste sono intorno a noi, ma solo per chi sa vedere.

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