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ridodirado

Blog a 2 mani e 4z ampe di un asino e di un gatto
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/Dic/2014

Ebola

Da: ridodirado @ 13:05 (CET) / 284 / Commento ( 2 )

Premessa1: in questo momento ogni Azienda Sanitaria si è dotata di una procedura per affrontare eventuali casi sospetti di ebola (0 in Italia in questi 6 mesi, quindi...tranquilli!)
Premessa 2: il dialetto piemontese varia anche di molto tra le varie zone ma quasi dovunque il termine "barotto" indica il paesano, solitamente agricoltore, non molto avvezzo a parlare in italiano che, quand'anche venga parlato, ha la cadenza tipica piemontese (avete in mente Macario, Faletti, Farassino?)
E...qui comincia l'avventura. Il responsabile di turno al 118 allerta la direzione sanitaria: "A xxx donna nera a terra, cosciente, congiuntive arrossate, abbondante lacrimazione, epistassi. Il medico centodiciottista sospetta ebola e attende ambulanza attrezzata"
Obbedendo alla procedura mi presento in DEA e inizia l'attesa.
Ed ecco arrivare di lì a poco una 126 un po' smarmittata. Scende un "barotto" sui 40 anni attrezzato per sopravvivere a una glaciazione, gira intorno alla macchina, apre la portiera del passeggero e fa scendere una donna nera che si tampona il naso con dei fazzoletti di carta.
"Venite da xxx?" "Si..."
Allarme!!
Due infermieri corazzati si avvicinano ma non troppo e gli dicono che non può entrare lì e cercano di guidarlo verso i locali adibiti ad accogliere casi sospetti. Il barotto chiede perché e gli rispondono che si tratta di un caso sospetto di ebola. Ed ecco il dialogo che segue:
B: barotto   M: medico infettivologo
B: "Al sarà pa ca sei tuc' piciu m'bele si?!"
     "Non è mica che siete diventati tutti stupidi, qui?!"
     "Che ebola e ebola!" (Non serve traduzione)
     "In mamalüc ja daie in levasübunura e li chila le cruvaja 'n tera c'me 'n prüs"
     "Un maleducato le ha uno schiaffone sulla faccia e lei è caduta in terra come una pera"
M: "E lei come fa a saperle tutte queste cose?"
B: "Al m'l ha diciamlu chila quand'chi hö ciamaje che diau ch'l'era 'n tera ch'la piansiva"
     "Me l'ha detto lei quando le ho chiesto come mai era lì per terra a piangere"
     "Second mi a la rumpie la canapia che darcò le bela grosa"
     "Secondo me le ha rotto il naso che, tra l'altro è bello grosso"
Fine allarme.
La signora entra in DEA e viene medicata.
Gli infermieri svestono la corazza sollevati.
Il barotto risale sulla macchina a cui nel frattempo non aveva spento il motore ("Scüsemi nee, son abituá cu'l mezzo..." "Scusatemi, sono abituato col trattore...") e stasera al bar, sempre che a xxx ci sia un bar (probabile) aperto nelle sere d'inverno (altamente improbabile) racconterà che "A l'uspidal i son tuc' fol" "All'ospedale son tutti matti"
Io e l'infettivologo restiamo li come due fessi a chiederci perché mai il barotto deve passare la sua vita a sperare che la grandine non gli rovini la vendemmia mentre un "trovatevoiiltermineadatto" che non sa riconoscere una donna malmenata scorrazza libero su un mezzo di soccorso.

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