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/Gen/2013

Bad run, tilt, sfortuna

Da: prasty22 @ 00:20 (CET) / 1806 / Commento ( 7 )

 "Io ne ho viste cose che voi umani non potreste neanche immaginarvi...".
La celebra frase di Blade Runner  è ormai usata in ogni ambito per descrivere un evento che sembra appartenere solo a noi e che è impossibile da spiegare o raccontare ad anima viva.
Il professional poker player (ppp) vive ogni giorno come se fosse l'ultimo, sperando che il successivo sia migliore, che la sfortuna lo abbandoni. Non è importante l'evento, il ppp piange, il ppp si dispera e continua a lamentarsi per ore ed ore finchè la stanchezza lo colpisce e lo accompagna nel mondo dei sogni.
Il ppp ha sempre degli incubi, vive nel terrore di rivivere gli scoppi del giorno precedente e vede i suoi avversari come enormi muri insormontabili.
"L'erba del vicino è sempre più verde". 
Per il ppp ogni avversario è più fortunato e meno bravo, ottiene sempre più di quel che merita e vive delle run che lui può solo sognare la notte, in quei brevi attimi che vanno a intervallare uno scoppio e una giocata discutibile di un avversario.
Il ppp ammette raramente un errore, e quando lo fa dichiara: "io posso sbagliare, ma gli altri sbagliano di più!".
Il ppp critica duramente le giocate dell'avversario e non ha paura di scrivere un bel "lol" in chat, giudicando dall'alto della sua esperienza e saggezza!
Il ppp non vive mai momenti di god run. Se i fatti evidenziano un periodo positivo, il ppp non demorde e ammette: "è vero, sono stato fortunato.. Ma sono sempre sotto ev e poi non si possono mai vedere i cooler.. e poi dai, è il primo mese fortunato della mia vita!".
Il ppp riesce a giocare 10 ore al giorno e nonostante tutto fa sempre review, evidenziando una resistenza sovraumana e grande dedizione..... 

Il ppp non è un  extraterrestre, è semplicemente un normale essere umano. Piangersi addosso rientra nella nostra natura, nel nostro modo di essere.. Quando si presenta un problema cerchiamo sempre la via più semplice, e lamentarsi rientra ovviamente tra le opzioni più gettonate.
Sono pochi i giocatori che riescono a rimanere obiettivi e che valutano la bontà delle proprie giocate senza lasciarsi influenzare dai risultati. Ormai è diventata una moda lanciarsi nel whining estremo e inveire contro tutto e tutti per qualsiasi motivo. 

E' questa la via giusta? 
Personalmente reputo inutile lamentarsi di continuo e pensare che la sfortuna si abbatta sempre su di noi è semplicemente un modo per evitare un problema e giustificare il nostro operato.
A cosa serve criticare duramente un nostro avversario quando nel nostro database abbiamo almeno 10 mani per sessione giocate in maniera "discutibile"? Siamo realmente cosi forti e non vinciamo solo perchè esiste un essere superiore che non ci permette di ottenere quel che ci spetta? O, più semplicemente, otteniamo quel che meritiamo in base al nostro impegno e alle nostre capacità effettive?
Il poker è un gioco ad altissima varianza, e ultimamente gli swing diventano sempre più corposi per via di un field sempre più duro e competitivo. Ma quanti di questi reg studiano un modo per exploitare l'avversario o per migliorare ulteriormente il proprio gioco? 
Non basta aprire Holdem Manager e guardare qualche mano o stampare un filtro figo. Bisogna lavorare matematicamente, rivedere situazioni comuni e ragionare in profondità sui range avversari, sulle varie tipologie di board, e studiare seriamente. Se tenere aperto hm per 2 ore fosse sufficiente, allora tutti quei ragazzi che tengono i libri di italiano aperti mentre giocano con la playstation prenderebbero sempre 10 ad ogni compito in classe.

Iniziamo ad ignorare cosa accade attorno a noi. Non dobbiamo ingaggiare delle sfide con i nostri avversari, non dobbiamo paragonare i loro risultati ai nostri. Il nostro "sport" è diverso dal tennis, dove il più forte probabilmente sarà il numero 1 al mondo, il secondo il numero 2 e cosi via. Qui la componente fortuna incide in maniera evidente, e nessuno può davvero sapere a cosa potrebbe andare incontro in un anno (figuriamoci in un mese!).
Il mio unico nemico è me stesso! Devo imparare ad essere paziente, ad accettare gli swing, a dedicare delle ore allo studio sia nei momenti negativi che in quelli positivi. Devo imparare a non lasciarmi influenzare dai risultati, devo essere costante ed accettare che gli altri possono essere più bravi di me.  Questo non deve irritarci, deve stimolarci e spingerci ad un ulteriore sforzo per raggiungere il livello dei nostri avversari, e magari superarli.

Il field diventa ogni giorno più tosto, e ognuno di noi deve essere in grado di trovare la soluzione migliore.
Possiamo continuare a lamentarci, a credere che ci sia una congiura che non ci consenta di vincere, e che il nostro livello di gioco sia sufficiente per battere il livello. Oppure possiamo lavorare duramente per incrementare la nostra edge e di conseguenza ridurre gli swing, tenendo sempre presente che il lavoro alla lunga darà i suoi frutti. 
E se cosi non fosse? Se smettiamo di crederci allora è meglio mollare e fare altro.. ;)



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