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/Ago/2010

Scusa ma ti chiamo, amore

Da: grandealba @ 18:40 (CEST) / 3928 / Commento ( 3 )

Non me ne voglia Moccia se ho momentaneamente preso in prestito, aggiungendo una virgola in più, il titolo del suo film ma davvero si prestava troppo all’argomento che ho intenzione di affrontare oggi. Anzi voglio essere talmente onesto con voi che vi dirò sinceramente che mi è venuto in mente questo titolo talmente d’effetto che mi sembrava davvero uno spreco non sforzarmi d’inventare anche un articolo decente da cucirgli addosso. Tuttavia l’aggancio tra la frase mitica e le mille battute di contributo editoriale non è stato nemmeno troppo cervellotico da realizzare, perché in fondo in fondo è da un po’ di tempo che avrei voluto affrontare questo discorso una volta per tutte: al tavolo da poker non devono esistere amici, parenti o qualsivoglia amori!
  Naturalmente non mi riferisco al fatto di giocare o meno una partita tra amici, fratelli, genitori e amanti, quanto piuttosto al fatto che -perlomeno in una partita seria- non dovrebbe assolutamente mai essere una discriminante sulle vostre decisioni pokeristiche da prendere al tavolo.  Ho sempre avuto innata questa convinzione anche quando giocavo semplici pokerini tra amici e parenti, convinzione che si è subito per fortuna rafforzata in imperativo non appena ho iniziato a giocare i primi tornei importanti dal vivo.
  Ricordo ancora quando dopo aver fatto tavolo finale al primo evento di Sanremo nel 2006 giocai un sitandgo al quale presero parte due miei grandi amici (i miei “boss” dell’epoca, lavoravo per loro in un portale) e la mia fidanzata di allora. Eliminai i miei due boss uno dopo l’altro e arrivato in heads-up con la mia ragazza mi accanii come una furia pokeristica contro di lei. Facevo anche un trash talk terribile sapendo che l’avrei innervosita in quel modo e alla fine vinsi il sit e ci abbracciammo sorridendo. Una ragazza che stava osservando si avvicinò e mi disse: “Fino ad un minuto fa avrei voluto prenderti a schiaffi ma poi dopo averti visto fuori dal tavolo ho capito che stavi solo cercando di vincere indipendentemente da chi avevi di fronte”. Esatto. 
  Girando per i circuiti mi rendo conto che esistono davvero ancora troppi giocatori che si aspettano che un soft-play da parte degli “amici” sia in qualche modo dovuto e la cosa mi lascia sgomento alquanto, anzi è una delle cose che per dirla alla Mughini: “Io aborro! Io aborro! Io aborro!” di più in assoluto. Non guardo in faccia nessuno quando mi siedo ad un tavolo da poker (a meno che non si tratti di una partitella natalizia per ridere e scherzare) e non solo non mi aspetto che nessuno lo faccia con me ma riterrei pesantemente inopportuno che qualcuno mi venga a chiedere di giocare soft con lui perché siamo amici. E’ una scorrettezza intollerabile nei confronti degli altri al tavolo ma la cosa che mi più mi stupisce è come uno che si definisce “giocatore di poker” non sappia capire a priori di quanto la cosa sia impossibile da attuare dal punto di vista pratico. La prima volta che giocai un main event in Italia, circa tre/quattro anni fa mi ritrovai seduto affianco di Max Pescatori. Proprio in quel periodo io e Max lavoravamo insieme alla rivista e ci sentivamo diverse ore ogni giorno in collegamento skipe perché lui viveva ancora in America. Era la persona con la quale passavo più tempo ogni giorno eppure la prima cosa che mi disse quando presi posto fu: “Alberto noi siamo amici ma non aspettarti favoritismi da me al tavolo, non ci rimanere male ma io non praticherò alcun tipo di soft-play con te”. Parole sante! Io la pensavo esattamente alla stessa maniera e lo penso tutt’ora! 
  Mettetevelo in testa: la strategia soft-play con gli amici non funziona. Comunque sia arriverete ad un punto in cui se non vi scontrate tra voi stessi ci state rimettendo entrambi dando un vantaggio al resto del tavolo, che è l’ultima cosa che dovrebbe fare un giocatore di poker, figuriamoci due. E per concludere vi dirò anche un’altra cosa: potrei citarvi situazioni reali (spesso anche televisive!) in cui questo giochino non ha funzionato proprio perché ad un certo punto si è scoperto che uno dei due ha cominciato ad approfittare della buona fede dell’altro, che è una cosa ancora più meschina. 
  In conclusione mi sento di dirvi: al tavolo siate sempre amichevoli con tutti per quello che riguarda i modi, ma lasciate sempre fuori l’amicizia da una decisione di poker.

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