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grandealba blog

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Capelli impomatati, occhiali da sole a specchio, iPod ultima generazione dietro lo stack, cuffie Bose argentate rigorosamente Noise Cancelling sulla orecchie. Super figo il pokerista DOC, almeno fin quando non prende sui denti la bad beat che lo elimina dal torneo. Poi si toglie gli occhiali (a volte li lancia via), rimette a posto le cuffie nella custodia griffata e va subito in cerca di qualcuno con cui sfogarsi per lo scoppio ingiustamente subito. Quanto è sfortunato. Quest’ultima era solo l’ennesima di una stagione ormai da dimenticare. Se le ricorda proprio tutte e, cosa ben più peggiore, le descrive una per una proprio a te, che sei il malcapitato di turno.    Mike McDermott nel film Rounders dice: “Pochi giocatori si ricordano delle vincite, anche se sembra strano, ma ognuno ricorda con esattezza le sconfitte della propria carriera”. Ed è vero. Perché accade questo?   C’è qualcosa di geneticamente diverso nei giocatori di poker? Sono una razza particolarmente incline al piangersi addosso o semplicemente hanno troppo ego per accettare la sconfitta? La risposta è che sono semplicemente esseri umani. E come tali sono governati dalle leggi del nostro cervello e del nostro sistema ormonale.   Partiamo da un esempio pratico. Se vi chiedessi dove eravate il 26 Luglio 2003 scommetto che non sareste in grado di ricordarvelo. Ma se vi chiedo dove eravate e cosa stavate facendo l’11 settembre 2001, sarete probabilmente in grado di raccontarmelo con minuziosi dettagli. Personalmente ricordo benissimo che stavo pulendo la piscina che avevamo fuori del nostro punto vendita, e ricordo tutto quello che ho fatto in quella giornata. Com’è possibile ricordare questi eventi più remoti e al tempo stesso dimenticare la maggior parte dei dettagli che riguardano giorni ben più recenti?   E’ a causa dell’amigdala. Questa è la parte del cervello che regola le emozioni, il centro di integrazione di processi neurologici superiori conosciuti anche con il nome di “memoria emozionale”. L’amigdala codifica ogni evento che produce una reazione emotiva.  Il risultato è che questi eventi emotivamente intensi vengono ricordati meglio degli eventi che non sono associati a forti emozioni.   In pratica quando siamo spaventati entriamo in uno stato di agitazione, e quando siamo agitati memorizziamo meglio gli eventi (in realtà accade che quando siamo agitati dimentichiamo meno rapidamente, ma questo equivale in pratica a ricordare meglio), spiega Susan Weinschenk nel suo libro “Neuro Web Design”.   Ma non è ancora il punto più interessante del nostro discorso.    In effetti l’amigdala è particolarmente sensibile alle situazioni in cui abbiamo paura di perdere. Siamo programmati per prestare attenzione alle perdite e per evitarle, assunto ampiamente dimostrato da vari studi (Damasio 1994, Schwarz 2004, Whalen 1998 e soprattutto Bechara et al. 1997), a tal punto che se l’amigdala ha qualche malfunzionamento diventiamo improvvisamente meno preoccupati di perdere denaro. Alcuni ricercatori del California Institute of Technology hanno dimostrato che la “Loss Aversion”, la serie di azioni che ci fanno scegliere se vale la pena rischiare o meno in una determinata situazione, è irrimediabilmente compromessa se l’amigdala dei pazienti è lesionata: non abbiamo più paura di perdere e non siamo più in grado di fare scelte rischiose con cognizione.    Il nostro cervello, lo ripeto, è programmato per evitare le perdite (sana selezione darwiniana), e si trova in uno stato di paura ogni volta che ne incontra una.    Per un uomo del paleolitico questo avvertimento “ormonale” generato da una perdita serviva a imprimergli nella mente quanto fosse pericoloso per lui perdere qualcosa, nella speranza che in futuro ponesse più attenzione e non rischiasse di perdere altre cose importanti. “Vincere” o “guadagnare” non è altrettanto importante per la mente primitiva (che gioca soprattutto in difesa) ed è per questo che perdere qualcosa ci lascia molto più un segno nella memoria. Perdere una cosa di troppo potrebbe significare morire.   E’ tutta colpa dell’amigdala quindi. L’archivio della nostra memoria emozionale. Riassumendo, ricordiamo così bene le sconfitte perché:   - l’amigdala è particolarmente sensibile alle situazioni di pericolo di perdita  - vivere emotivamente una situazione di pericolo ci imprime quel ricordo nella testa   Il che spiega perché Mike ricorda a malapena come è riuscito a mettere via il suo gruzzolo. Ma non riesce a dimenticare in che modo l’ha perso.

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