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/Ago/2011

La filosofia della dimensione del piatto

Da: grandealba @ 10:28 (CEST) / 13 / Commento ( 1 )


Nel libro “No Limit Hold’Em: Teoria e Pratica”, scritto da Ed Miller e David Sklansky, è enunciata “La Filosofia Della Dimensione Del Piatto” ritenuta, dagli autori, una delle parti più importanti del testo, nonché concetto fondamentale per essere vincenti nel No Limit Deep Stack: “Grandi piatti e grandi puntate sono riservate a grandi mani”. Sembrerebbe davvero semplice, eppure vediamo frequentemente giocate come lo slowplay, dove con mani forti si tende a puntare poco, oppure dei bluff supportati da grandi puntate ma piccoli punti: perché?



GIOCARE AL CONTRARIO – Alcuni giocatori sostengono che, se al river hanno soltanto un bluff catcher, spesso è meglio chiamare grosse puntate piuttosto che piccole value bet. Il motivo? Se l’avversario avesse una mano, secondo loro, tenderebbe a intrappolarli con puntate abbordabili (che quindi dovrebbero essere facilmente pagate) piuttosto che spaventarli con puntate grandi che hanno tutta l’aria di un bluff. Tuttavia, una strategia del genere è facilmente battibile adottando dovute contromisure, come puntare poco in caso di bluff e molto quando abbiamo un punto.
Il punto critico nella strategia dell’avversario, in questo caso, lo vedrebbe vincere piccoli piatti con mani vincenti, e perdere grandi piatti con mani perdenti, giacché puntiamo poco quando non abbiamo niente e tanto quando abbiamo un punto forte. Cioè, a chi adotta questa strategia, basterebbe perdere un grande piatto per vanificare i tante piccole vincite.



LA STRATEGIA DA ADOTTARE – La filosofia della dimensione del piatto riguarda anche come dimensionare il pot che stiamo giocando, e come trarne massimo profitto. Ci sono degli step da prendere in considerazione quando ci accingiamo a giocare una mano. Sklansky e Miller suggeriscono un rapido punto della situazione che ogni giocatore dovrebbe adottare quando è coinvolto in uno spot:



1) Guarda la tua mano
2) Guarda l’avversario
3) Guarda quanti soldi vi sono rimasti
  Dopo queste tre basilari informazioni, variamo delle ipotesi su come potrebbe essere giocata la mano: cosa succederebbe nel caso puntassimo metà piatto? E nel caso puntassimo esattamente la dimensione del piatto? E se facessimo check? Vogliamo un piatto grande? Abbiamo un punto abbastanza buono da giocare un piatto grande? Vogliamo giocare un piatto grande, da questa posizione, con questa mano, contro quest’avversario? Oppure preferiremmo tenere il piatto basso?
Le risposte a queste domande dovrebbero aiutarci a capire quale sia la strategia ottimale da adottare nello spot che ci vede coinvolti. E non è detto che, nel caso volessimo costruire un grande piatto, dovremmo puntare tanto e subito: ad esempio, a volte un check può significare un check raise. Così come potremmo preferire puntare per contenere la dimensione del piatto, come succede con le blocking bet.
Dobbiamo poi anche cercare di capire quali sono le carte dell’avversario, quali carte lui pensa siano in mano nostra, come reagirà alle puntate e come potrebbe svolgersi la mano in base alle decisioni che prendiamo, sempre tenendo in considerazione la dimensione degli stack.



UN ESEMPIO – La mano proposta nel libro spiega alla perfezione i concetti in precedenza illustrati: ci troviamo a un tavolo NLHE bui 2$-5$. Abbiamo 500$, posizione BB e la nostra mano è una coppia di cinque, per la precisione 5c e 5f. Oppo, che copre il nostro stack, apre da MP per 20$ e noi chiamiamo. Al flop cadono Kc 9c 5f: abbiamo settato.
Ora, i casi sono tre: o il nostro avversario non ha nulla in mano, o ha un punto medio come una top pair, oppure ha un punto abbastanza forte da essere disposto a pagare i nostri restanti 480$, diciamo dalla doppia coppia in su, compreso magari un buon flush draw. Nei primi due casi, probabilmente, non riusciremo a estrarre molto valore dalla mano; ma nel terzo caso dobbiamo preoccuparci di come far mettere dentro il piatto 480$, partendo da un piatto di 40$, avendo a disposizione due o tre giri di puntate. 

PORTARE L’AVVERSARIO AL COMMITTMENT - Di certo il nostro avversario non vorrà mettere soldi nel piatto se percepirà che la sua mano è inferiore alla nostra. Per questo motivo, una buona strategia consiste nel farlo “committare”, in altre parole indurlo a mettere abbastanza soldi nel piatto in modo che non possa esimersi da investire anche il resto: con 500$ nel piatto, sarà dura per lui passare quando gli restano 250$. Ipotizziamo che la nostra ultima puntata sia di 250$, dando per scontato che il nostro avversario, a quel punto, non potrebbe foldare visti i soldi già investiti nel piatto.
SPEZZARE LA PUNTATA  - Quindi, se l’ultima puntata sarà di 250$, ci sono altri 230$ da far mettere nel piatto prima dell’ultima strada. Possiamo puntare al flop 70$, e al turn 160$, in modo da far crescere il piatto abbastanza da giustificare la nostra puntata da 250$ al river. Però, così facendo, insospettiremmo il nostro avversario poiché al flop punteremo 70$ su un piatto di 40$. Allora potremmo dividere la puntata in parti più piccole, rischiando però di non far crescere il piatto quanto ci serve senza che il nostro avversario punti o rilanci. Se pensiamo che il nostro avversario possa avere AA o KK, allora possiamo supporre che piazzerà un rilancio, quindi spezzare la puntata in tre “morsi” sarebbe la scelta giusta: puntiamo 30$ al flop, sperando di subire un rilancio dai 70$ in su, per poi metterci in check-call al turn (ci aspettiamo una bet di circa 130$) e infine piazzeremo la nostra puntata da 250$ al river: solo allora il nostro avversario si renderà conto di avere una mano (si spera) inferiore alla nostra, ma non sarà più in grado di foldare.



CONCLUSIONI – Come ogni cosa nel poker, anche La Filosofia Della Dimensione Del Piatto varia in base ai giocatori e alle situazioni. Le tendenze del nostro avversario sono importanti: chiama sempre? Piazziamo due grandi puntate e facciamogli pagare il progetto prima che sia scoperto il river. Tende a rilanciare? Puntiamo poco e prepariamoci ad accoglierlo. Siamo appena stati colti in bluff? Probabilmente non crederà alle nostre puntate: teniamone conto.
Il concetto rimane comunque valido in generale: quando abbiamo buone mani, vorremmo creare grandi piatti. Per portare l’avversario a committarsi è utile pianificare i giri di puntate successivi, e in base a questa pianificazione agiremo nell’immediato.

Concludo citando il passo finale del capitolo: 
Forse questo processo adesso ti sembrerà macchinoso o superfluo. Dopotutto potrebbero succedere talmente tante di quelle cose; forse pensi che sarebbe meglio occuparsi di un giro di puntate alla volta. Il problema è che questa sorta di pianificazione delle puntate e la manipolazione del piatto sono la chiave per un no limit (deep stack) all’insegna del successo. Impara a fare questi ragionamenti durante ogni mano e non te ne pentirai.
 

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