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/Apr/2010

Ciao Nonna

Da: grandealba @ 10:06 (CEST) / 70 / Commento ( 46 )

 Ieri sera è venuta a mancare mia Nonna. Aveva 86 anni ed era malata da molto tempo. In questi ultimi anni per respirare bene aveva bisogno di una bombola d’ossigeno e ha fatto spesso avanti e indietro dall’ospedale subendo anche diverse operazioni per tentare di combattere contro il suo male, purtroppo incurabile. Malgrado tutto, Nonna Pina era davvero di ferro. Qualche giorno di convalescenza dove ci teneva tutti col fiato sospeso e poi tac, si ritirava su e ricominciava a mangiare di gusto tutto quello che le piaceva davanti alle sue immancabili telenovelas dalla trama super incasinata. L’ultima che stava seguendo credo avesse per titolo “Tempesta d’amore” o qualche roba strappalacrime del genere, ma nell’arco della sua vita comunque le aveva viste tutte, dal filone gitano-argentino alla Milagros al graal di tutti gli appassionati del settore: Beautiful. Quando ero bambino mia madre mi lasciava da lei per andare a lavorare, cosicché buona parte della mia infanzia fu inevitabilmente corrotta dalla continua visione di una Grecia Colmenares perennemente singhiozzante in lacrime di disperazione, che nemmeno se avesse indossato un perizoma di filo spinato si poteva giustificare. Ma a me piaceva tantissimo passare le mie giornate insieme alla mia Nonnina, cominciavano tutte con una colazione a base di bombe alla crema e pizzetta rossa del forno sotto il palazzo, poi si attaccava subito con i classici della televisione tipo Hazzard o la Famiglia Bradford mentre lei iniziava i lunghi preparativi per il pranzo. Quando c’erano in programma le polpette potevo aiutarla un pochino nel fare le pallette con il macinato, quando faceva i fagioli mi dava sempre un paio di fette di pane inzuppate nell’acqua di cottura (un sapore meraviglioso..!) e quasi sempre mi faceva anche le frittelle ai capperi che erano le mie preferite.

L’ho sempre fatta dannare poverina. Gliene combinavo di tutti i colori, le ho tappato il water innumerevoli volte con giocattoli, giornali e anche svuotandoci dentro un intero fustino del Dash da 9 kg tanto che mio nonno ormai lo lasciava senza stuccatura pronto per intervenire. Lei raccontava sempre le mie marachelle ancora oggi ai miei amici, come quella volta che mi chiusi nello sgabuzzino e col lucido da scarpe mi colorai viso e corpo completamente di nero. Per ripulirmi per bene ci vollero ore. Nel suo palazzo a Monte Mario eravamo al quarto o quinto piano ed ero il terrore dei vicini per tutto quello che poteva piovere improvvisamente dal nostro terrazzo, nei giorni di calma poteva trattarsi di macchinine o succhi di frutta versati sui tetti delle auto che uscivano dal garage, nei giorni un po’ più inquietanti si sono visti piombare di sotto anche paia di forbici. E mia Nonna giustamente me le suonava di santa ragione col battipanni o con il cucchiaio di legno, ma io ho sempre avuto la testa -e la pelle- un po’ dura di comprendonio. E’ stata Nonna Pina a mettermi le carte in mano per la prima volta e ad insegnarmi un mucchio di giochi. Lei giocava a Scala40 tutti i pomeriggi con la vicina di casa, almeno tre o quattro ore ogni giorno. Abitando lì giorno e notte non potevo non appassionarmi subito anche io e devo dire che anche se le mie manine erano piccoline per tenere 13 carte in mano diventai presto un buon giocatore fin quando, durante gli anni dell’adolescenza, diventai praticamente imbattibile a Scala40 tra i miei amici. Nonna mi insegnò tutti i giochi di carte che conosceva e passavamo interi pomeriggi e serate tra scopa, assopigliatutto, rubamazzetto e naturalmente scala40. Riempivamo intere vecchie agende e quaderni per segnare i punteggi. Non le piaceva la Briscola così obbligava -nel vero senso del termine- mio nonno a giocare con me, che poverino invece per le carte non è che andasse pazzo ma ahilui aveva la sventura di conoscere le regole della Briscola e quindi a volte gli toccava accontentare -e azzittire- moglie e nipote.



Nonna Pina mi ha fatto appassionare ai giochi di carte quando ero bambino e abbiamo continuato a giocare insieme fin quando è riuscita a tenerle in mano a suon di “A nonna non c’avrai i polmoni ma c’hai un gran culo!” e lei “Non te preoccupà te del culo mio, pensa al tuo e gioca”. Da anni ormai scherzavamo sulla vecchiaia e sulla sua malattia anche mentre giocavamo: “Daie nonna giochiamo al raddoppio tanto ormai sei vecchia: se li raddoppi te vai a fa una vacanza ai caraibi, se li perdi tutti pazienza tanto ormai quanto vuoi che te rimane...” e lei subito faceva doppie corna con entrambe le mani esclamando: “Tiè!”. Questa è la nostra ultima foto insieme, di questo ultimo Natale passato a giocare tantissimo a carte e a tombola. Poco dopo la malattia si è aggravata e non ha più potuto alzarsi dal letto. Fino a ieri sera, momento in cui se n’è andata per sempre. 
  Ti amo davvero tanto Nonna, mi mancherai per sempre, lo so già.


 

 

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