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minimalismo quotidiano

/Set/2011

Il silenzio degli innocenti.

Da: euggenio @ 09:57 (CEST) / 252 / Commento ( 2 )
Ricordo quando scrissi questa mia riflessione qualche tempo fa; alcuni mi consigliarono di aprire un blog e pubblicarlo li. Beh ecco fatto. Il mio terzo intervento - ricomincio da tre:  
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Avete mai chiesto scusa in chat? AQ pusha, noi calliamo con A3 (spero almeno da BB), esce il 3. A quel punto alcuni di noi sentono il bisogno del "sorry". Tra l'altro si sceglie la lingua anglosassone forse per dare profondità al senso di dolore che si prova nello scoppiare l'altro. Tra l'altro avete notato che se il flop è 245, e completa la scala, si sente meno impellente la necessità delle scuse (forse perchè lo sforzo viene considerato maggiore e quindi la vittoria è giudicata come compenso appena sufficiente alla fatica fatta di fare scala).
Ma torniamo al punto "perchè chiediamo scusa?"
Se si gioca a poker da abbastanza tempo avremo sicuramente tutti subìto degli scoppi incredibili. Fa parte del gioco. Per contro avremo a nostra volta scoppiato altrettante monsters. In effetti se dopo aver scoppiato qualcuno fossimo davvero spiacenti, in un sit riusciremmo facilmente a restituirgli il danaro perso mentre in un torneo, sempre se veramente fossimo così addolorati, potremmo foldare ad ogni raise dell’avversario che ha subito il “torto”. Queste opzioni vi sembrano ridicole? Beh così dovreste fare se foste realmente dispiaciuti.
In realtà ciò non avviene semplicemente perché il nostro sentimento non rispecchia il sorrowing.
Ognuno gioca con le stesse regole e ognuno fa il massimo per prendere le chips dell’altro. Se riceviamo uno scoppio, posso assicurarvi con certezza che qualunque sia la somma persa, non sarà così semplice recuperarla.
Certo non sto dicendo che si deve smettere di scrivere “sorry”, perché ognuno fa come vuole, ma per certo, nel farlo, non dovreste sentirvi ne obbligati ne tantomeno compiaciuti.
La faccenda ruota intorno alla matematica e non alle emozioni. Quando abbiamo 88% di possibilità di vittoria, significa che nel lungo periodo vinciamo 88 volte su 100. Il che significa che ne perdiamo 12. E’ previsto, è scritto in cielo, non dipende da noi e non vedo alcun motivo di scusarsi per una cosa che fa parte del gioco.
Alla luce di questo possiamo quindi dedurre che il sorry serve più a noi, che abbiamo vinto la mano che al nostro avversario. Sentiamo in quei momenti di estrema felicità il bisogno di sfogarci, di resettare la mente dalla sciagura scampata. Dobbiamo fare qualcosa, dirlo a qualcuno che abbiamo hittato proprio quell’uno percento di possibilità di vittoria e abbiamo fatto double up. Ma al tavolo…come ben sapete… non esistono amici. gioire equivarrebbe invitare l’intero tavolo al tiro al piccione, dove purtroppo il volatile saremmo noi.
Taluni scaricano la tensione con “ooppss” talaltri con “sfortuna”. Io personalmente rimango in silenzio. Un dignitoso silenzio, innocente direi, che restituisce certo dignità allo sconfitto e non recalcitra ne urla sorry a destra e manca per ciò di cui in fondo, noi, non abbiamo alcun merito.
Ci si vede ai tavoli.
"

 
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