javascriptNotEnabled
Home \ Community \ Blog \

VekkioKonio - faccia da poKer

Diario di un appassionato.
Invia PM
/Ott/2014

LA DAMA DAI DIAMANTI ROSSI

Da: VekkioKonio @ 15:31 (CEST) / 1163 / Commento ( 12 )

La dama dai diamanti rossi arriva sempre alla fine, spesso in ritardo. E’ molto bella e indossa abiti eleganti e profumati. Come tutte le donne ama farsi aspettare e desiderare, invocare e supplicare. Alla fine, lei arriva; però Quando arriva, questo nessuno, ma proprio nessuno, può mai saperlo.

E’ stato tutto così rapido, senza nemmeno aver avuto il tempo di rifletterci adeguatamente. L’idea mi piaceva, si poteva fare (sotto certe condizioni) e si è fatta. Il Mini IPT Sanremo 2 del primo weekend di settembre era un’occasione troppo ghiotta da non cogliere. L’idea di partecipare all’evento mi è subito apparsa come un salto nel mondo del “poker dei grandi”, un pozzo di professionisti da cui carpire segreti e informazioni preziose, tuffandocisi dentro senza timore, ma con la giusta adrenalina, pur sapendo di non avere (si spera per ora) le skill e l’esperienza per questo tipo di torneo. Il primo scoglio da superare è stato il buy-in, decisamente fuori bankroll, ma fortunatamente i turisti russi nei casinò della Costa Azzura sono d’aiuto…


Lo stack iniziale di 10000 chips e bui di 30 minuti al Day 1 non lasciano molto spazio all’immaginazione: non si può temporeggiare, si deve aggredire, ma soprattutto niente errori. Un attimo di disattenzione e si è fuori dal torneo. Dei tre Day 1 scelgo il terzo, al sabato sera. Ci sarà probabilmente gente passata di lì per caso, ricconi che i trecento euro del buy-in li usano come sottobicchieri: mi convinco, Day 1C sabato sera, ore 21. Io ci sarò.

La settimana di avvicinamento passa troppo veloce e non riesco a studiare come vorrei: riesco solo a leggere qualcosa riguardo ai tell; mi sarebbe piaciuto studiare qualcosa anche riguardo al gioco in bolla, ma l’Harrington per i tornei non ha ancora preso posto nella mia. Il supporto principale è arrivato dal mio amico Andrea, veramente un motivatore e coach a distanza che da sempre crede in me e spinge per farmi entrare nel mondo del poker, quello che conta. Pur non essendo scaramantico, ho preferito non informare molte persone della partecipazione. Meno domande, meno risposte, più concentrazione. Il mindset è fondamentale in un torneo diviso in tre giorni e la fatica mentale può pesare tanto. Meglio essere più freschi possibile.


Arriva il sabato. Se durante la settimana il lavoro, lo sport, gli amici avevano pensato a tenere la mia testa abbastanza lontana dal tavolo verde, il sabato mattina tutto è cambiato: l’adrenalina era crescente e l’emozione tanta. I primi dubbi, calcoli e pensieri. Abbigliamento: trasandato con la maglia di Jorge Campos per confondere gli avversari? Meglio di no, avrei confuso anche me stesso; sportivo jeans e maglietta? Posso fare di meglio. Camicia celeste con bordino blu, bianco e rosso (scuola francese, cit.), pantaloni blu scuro e scarpe eleganti. Sì, va bene, si parte. “Ok, ma tanto è impossibile”, “Ci sarà un livello pazzesco, non riuscirò a giocare”, “Il day 1 non lo posso superare mai”. Questi alcuni dei pensieri più positivi prima della partenza. La strada per Sanremo è scorrevole e la giornata soleggiata. Le strade tortuose all’uscita dell’autostrada ti cullano fino a dentro la città dei fiori. Il sole rende sempre tutto più bello, ma io mi sento veramente nel paese dei balocchi: sul lungomare c’è una corsa di fondo, le bancarelle sul marciapiede, il multietnico parlare dei turisti, i ristoranti pieni che offrono pasta agli stranieri. Sanremo è viva. Trovare il casinò è facile, le indicazioni sono ovunque. Sono le 19, forse è un po’ presto, ma sono arrivato e ho una voglia incredibile di cominciare. Il casinò è molto bello, al secondo posto della mia corta classifica personale, subito dopo quello di Monte Carlo. Tappeto rosso. Scalinata lunga. Porta girevole. IPT: Italian Poker Tour. La picca rossa di Pokerstars. Tournament registration. La freccia indica a destra. Gli sponsor Pokerstars e Neteller la fanno da padrone in un luogo di assoluta classe e raffinatezza. Tutto è composto. Quasi tutto in realtà: il ragazzo davanti a me, un robustello sulla trentina, indossa la maglia del Milan di “El Pescawy” e treccine con bigodini rosa. La maglia di Campos avrebbe fatto un figurone. E’ ancora troppo presto per iscriversi, se ne riparla tra un’ora, giusto il tempo per un boccone e un po’ d’aria fresca.

Aperitivo scarno e wifi. Non sono ancora le 20, ma fa niente. C’est parti. Lungomare, bancarelle, la breve salita che porta al casino, le scale, il tappeto rosso. Di fronte a me, Luca Pagano. Il mio torneo è già finito. Per la cronaca, Luca Pagano, oltre ad essere un giocatore pazzesco e mio giocatore italiano preferito, è colui che ha permesso che mi avvicinassi a questo sport quando nel 2008 ho iniziato a guardare le trasmissioni di Poker1 Mania. Semplicemente, un mito.

-        Ciao… Luca…? Ti posso chiedere una foto?
-        Ciao, sì certo.  La fa lui che è il fotografo ufficiale!
Porge il cellulare al suo amico. Dopo un po’ di parole a caso, con più emozione di un all in in bianco al river, gli dico:
-        Comunque posso dire che è grazie a te che ora mi trovo qui…
-        Spero che non sia un ‘per colpa mia’…


Sono le 19:55 del sabato e ho già vinto. Non male.
Varco la soglia del casinò con poche idee, ma precise. Penso di avere tutto da guadagnare: ogni minuto passato in gioco sarà esperienza accumulata; credo di partire indietro dal punto di vista delle skill contro la maggior parte dei giocatori, ma ho un buon mindset e tilto difficilmente; inoltre la lettura delle mani è migliorata molto grazie al cash game; la zona premi resta in ogni caso una chimera; non mi do più di un 10% di probabilità di entrarci, ma è comunque l’obiettivo. Il piano è il seguente: prime due ore ultra tight-aggressive con studio attento degli avversari per poi progressivamente aprire il range nelle due ore successive sperando di chiudere la giornata a quota 20000 per poi continuare sempre col tight aggressive, prima di arrivare alla bolla. Scoppiata la bolla, si va per i massimi.

Ricevo il ticket d’ingresso e su per le scale. La sala è grande e gioca il Main Event in contemporanea, che è in fase pre-bolla. Mancano ancora 50 minuti, troppi. C’è la presentazione dei nuovi tornei Pokerstars Spin&Go, ci do un’occhiata. Non male come idea. Il tempo passa lentamente e la mia sim francese non permette divagazioni online. Mi sembra di scorgere Salvatore Bonavena in attesa di giocare il Mini IPT, ma dopo Luca Pagano ho probabilmente le allucinazioni. Tavolo 27, posto 4. On y va.

Si comincia alle 21 in punto. Al mio tavolo le facce sono rilassate e simpatiche. Molte camicie, pochi occhiali da sole. Forse è ancora presto, non ce n’è bisogno. Le mani si susseguono leggere e le chips si muovono tra i giocatori senza grossi scossoni. Qualche player out qua e là, mentre io ho un paio di monster hand che mi permettono di accumulare chips, fiducia e tranquillità. Giro con 14k al primo break dopo le due ore. Alla ripresa vengo spostato: tavolo 22, posto 9. Mi dirigo al tavolo all’angolo. Allucinazioni? “Ehi Sasà”, dice una voce vicina. Ok, sono al tavolo con Salvatore Bonavena. Pazzesco. Sto giocando allo stesso tavolo di Mr. EPT.  Lui al posto 6, proprio di fronte a me. Al 7 un ragazzino milanese, poco più che maggiorenne, che ha una voglia matta di giocare una mano con Salvatore. La sua però non è una buona idea, la differenza di skill è abissale, e il suo stack se ne accorge ben presto. Io rimango piacevolmente impressionato dalla persona, oltre che dal gioco: nei circoli di paese, i professoroni non fanno che commentare le mani altrui, credendo di insegnare poker al prossimo; al tavolo invece ho trovato una persona molto pacata, in grado di dominare le emozioni. Che poi questo, quasi sempre, fa la differenza. Dal mio punto di vista il torneo si infiamma: una serie di monster hands fanno variare il mio stack tra 4k e 20k, con momenti critici e successivi double up. Siamo ancora vivi. Si imbusta a 18,3k, poco sotto average. Non male. E il selfie con Mr. EPT è la ciliegina della giornata.


Con gli occhi ancora sgranati a causa dell’adrenalina, mi dirigo verso casa di un mio amico a Bordighera, dove passo la notte. Dormo poche ore. Alle 8 sono già sveglio a studiare i chip count e i miei avversari al prossimo tavolo. C’è un belga, un croato, un ungherese. Gli altri tutti italiani, ma nessun big stack. Buone notizie. Ah, il croato ha appena vinto l’IPT di Nova Gorica, una cosetta da nulla insomma. Colazione veloce e poi di corsa al Day 2. Stesso percorso a piedi, stessi movimenti, stessi vestiti. Stesso numero di passi per salire in sala. Start ore 14. Andiamo ai tavoli. Studio i visi, la gente è contratta e la musica intrappolata nelle cuffie dei giocatori. Bui 500/1000, ante 100. Proprio un istante prima dell’inizio si siede con noi la signora Rosa, la short del tavolo. Si alzerà dopo pochi minuti. Il gioco è in linea di massima più chiuso, sia perché ci avviciniamo alla zona calda, sia perché gli stack non permettono invenzioni. Riesco a giocare più loose del primo giorno e a prendere qualche bel piatto e dopo un’ora e mezza mi ritrovo a 35k, poco sopra average, con 120 giocatori restanti. I primi 79 a premi. Bui e ante sono alti, continuo a giocare un range abbastanza ampio. Perdo un colpo con AQ e arrivo alla pausa con 24k. Prossimo livello 1k/2k. Entro in fase pre-bolla.

Passo JJ dopo un all in e un call. Avrei settato al flop e chiuso un full al turn. Ma il poker è un gioco di scelte; quando sono corrette è facile vincere (ma non è detto), quando sono sbagliate è facile perdere (ma non è detto); in generale, chi fa meno errori, ha più probabilità di vincere. D’ora in poi è la sofferenza. Il numero di giocatori scende più lentamente di quello che avevo pronosticato. 95, 92, 90, 89… Le mie chips sono sempre di meno. Aspetto una buona mano per metterle tutte e raddoppiare, ma questa mano non arriva. Sono paziente. Troppo. Un piccolo double up alimenta di nuovo le mie speranze. 82, 81. Ottanta.

“Per favore dealer, attendete il mio segnale. Siamo in modalità una mano alla volta.”

La bolla. E io, con i miei cinque miseri bui devo pagare il big blind. Non riesco a prendere chips. Sono costretto a foldare. Ormai non posso che morire di bui. O addirittura di ante. I 400 ad ogni mano pesano tanto. Il tempo non passa mai. Le mani terminano presto, nessuno desidera uscire. Alla settima mano di bolla ci sono finalmente due all in sala. Tutti si fermano e si avvicinano ai tavoli incriminati. Tutti gufano contro gli short. Io penso “ce l’ho fatta, sono ITM”.

“Siamo ancora in ottanta. Si procede una mano alla volta.”

Gli short hanno vinto i colpi. Sono UTG. Sono quasi morto. DieciDieci. Totti-Del Piero. All in. Tutto (quel poco che mi è rimasto) dentro.
Fold.
Fold.
Fold.
Fold.
Fold.
Lo small blind prende un mazzo di rosse. Raise. Big blind, fold. Siamo in due. Io, ed un signore toscano sulla sessantina. Simpatico, il giusto. Con molta parlantina. Non possiamo scoprire le carte. Non possiamo vedere il flop. Non possiamo far nulla. Aspettiamo il floor man. Tutti vengono al nostro tavolo.

-        Cos’hai?
-        DieciDieci.
-        Siamo al 50%
-        Carte alte?
-        Asso Dama di fiori.
-        Hai vinto. Siamo nella città dei fiori.

Il floor man dà l’ok. Flop rosso. Otto, sei, cinque. Il tempo è fermo. Turn otto.

 


Non puoi mai sapere quando arriva o quando se ne andrà. Ma prima o poi la dama dai diamanti rossi appare. E c’è chi esulta. E c’è chi piange.

 

Per inserire un commento, devi fare il login o registrarti.
Inizia
Sei nuovo? Leggi i nostri contenuti per iniziare la tua formazione di Poker.
Già registrato? Fai il Login qui
javascriptNotEnabled
Apprendi Dalle strategie di base a quelle avanzate
Pratica Migliora le tue conoscenze con i nostri allenatori
Vinci Diventa un giocatore vincente