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DeAAth Note

The humAAn whose nAAme is writtenin this note shAAll die.
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Ogni tanto, dopo aver smesso di giocare perché mi accorgo che la mia sessione è degenerata in un inseguimento delle perdite dovute all'eccessivo nervosismo iniziato a dilagare dopo un paio di colpi persi, non per errore, ma bensì per delle mie valutazioni sbagliate e dei ragionamenti scorretti, ripenso a come la mia concezione di molti aspetti del gioco sia totalmente cambiata rispetto a quando iniziai a giocare, un bel po' di anni fa, all'età di quattordici anni.

 

Ricordo perfettamente ogni singolo pugno sulla scrivania ed ogni imprecazione o parolaccia. Ricordo anche l'indignazione di mio padre che mi rimproverava di perdere totalmente il controllo per una cosa che da lui era percepita come banale e degna di poca considerazione come un semplice gioco, e che invece il suo perdere il controllo era totalmente giustificato, dato che rendevo la casa un'inferno di urla e bestemmie (cosa che rendeva anche particolarmente complessa la gestione dei rapporti con i vicini di casa).

Ora le cose sono completamente diverse: la prima grande differenza che emerge se guardo dentro me stesso e faccio un parallelo con il passato è, senz'altro, il riuscire a controllare la mia indignazione quando i colpi che perdo sono dovuti ad errori di avversari che in quei frangenti vengono premiati dalla fortuna. Ci ho messo anni prima di comprendere che giocare bene un colpo e perderlo è parte integrante del gioco, e non c'è assolutamente modo di evitare che questo accada (oltre che smettere di giocare, ovviamente). Ho insegnato a me stesso a non vedere le cose in modo statico, ovvero come si presentano in un singolo istante, ma ad avere una visione più dinamica, più di lungo periodo. Pretendere di giocare bene un singolo colpo ed avere, solo per questo, la certezza di vincerlo è semplicemente assurdo. Una volta compreso ed interiorizzato questo, la mia mente è diventata molto più serena. Le bad beat non sono più percepite come un colpo di sfortuna, ma come qualcosa di normale, di giusto.

Tenendo in considerazione solamente queste situazioni, ovvero quelle nelle quali partiamo da favoriti e finiamo per perdere ugualmente il colpo, io penso che sia importante comprendere quale concezione avere riguardo questi fenomeni. Abbiamo varie opzioni: una di queste è quella di concepire la "sfortuna" come qualcosa di ingiusto, qualcosa che non meritiamo, e far sì che questo ci ferisca nell'orgoglio, generi senso di rivalsa e turbi profondamente il nostro gioco. Un'altra opzione è, al contrario, quella di concepire la sconfitta come qualcosa di giusto, qualcosa che ci sia dovuto, qualcosa che ci spetta: percepire la sfortuna come l'onere da sostenere per ricevere in cambio colpi fortunati quando saremo noi a trovarci sotto; vedere il rovescio della medaglia: i soldi che stiamo perdendo oggi, ci saranno restituiti domani esattamente nello stesso ammontare (fortuna e sfortuna hanno lo stesso peso: quello che perdiamo sfortunatamente oggi è esattamente uguale in ammontare a quello che vinceremo fortunatamente domani, su un periodo di tempo tendente all'infinito).

Avere questa concezione della sfortuna durante il gioco ha migliorato molto le nostre sessioni, perché mi permette di continuare a giocare serenamente anche quando subisco un colpo molto sfortunato. Ma questa è solo una parte della tematica che avevo intenzione di discutere in questo post, forse la meno rilevante.

Quello sul quale davvero volevo riflettere è la concezione dei nostri errori. Che considerazione abbiamo di ogni singolo colpo che ci rendiamo conto di aver giocato in modo scorretto, dei soldi che abbiamo "regalato" ad altri giocatori perché siamo stati più scarsi di loro.

Vi premetto che queste erano le situazioni che mi facevano imbestialire di più in assoluto, perché l'orgoglio in alcune persone è davvero una bestia difficile da domare. Quello che pensiamo quando veniamo sconfitti da qualcuno, quando qualcuno è migliore di noi (questo non solo nel Poker, ma in qualsiasi altro ambito della vita) è che non è giusto. Che noi dobbiamo obbligatoriamente essere migliori degli altri e che quello che è successo è un errore della sorte. Ce la prendiamo con noi stessi, perché non siamo stati in grado di ragionare meglio in quel frangente. Ce la prendiamo con nostra madre, perché non ci ha fatti un pochino più intelligenti.

Credo che questo approccio sia profondamente sbagliato: lo stato attuale della nostra mente dipende dallo stato passato della nostra mente e dalle circostanze attuali (che a loro volta dipendono dalle circostanze passate). L'errore è la diretta conseguenza di un cattivo ragionamento. Un cattivo ragionamento può essere causato da due fattori: scarsa capacità di elaborazione delle informazioni; oppure scarsità o erroneità delle informazioni. Entrambe le cose possono essere modificate. Entrambe sono soggette a modificazioni per effetto della nostra volontà.

Io penso che l'errore non dovrebbe essere percepito come una sconfitta personale, come una perdita irrecuperabile per la quale possiamo solo rammaricarci. No. Io credo che l'errore dovrebbe essere percepito come una ricchezza, come una vittoria. L'errore dovrebbe invece essere percepito come un investimento: è vero, quando sbagliamo, perdiamo soldi; ma è tutto qui? No, certo che no. In cambio dei soldi che abbiamo perso, riceviamo nuove informazioni, materiale da analizzare, preziosi spunti di riflessione. Vista sotto questo punto di vista, la sconfitta non rappresenta più denaro che abbiamo perso, ma denaro che abbiamo investito al fine di comprendere cosa c'è da perfezionare nella nostra condotta di gioco. E' bene sottolineare che, senza aver sostenuto l'onere dei soldi persi a causa dell'errore, forse non saremmo mai venuti a conoscenza dell'errore stesso e non avremmo mai potuto correggere le cause che stavano alla base della nostra sconfitta.

Detto questo, io penso che la concezione più vincente da adottare riguardo le perdite e le sconfitte sia quella che ho appena esposto. Naturalmente, questa è solo la mia opinione, e potrei aver scritto tranquillamente un mare di cose scorrette. Quindi sono ben accette critiche e correzioni!

La sconfitta di oggi è il prezzo della vittoria di domani.

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