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Una guida incredibilmente lunga sulla lettura delle mani (pt 2)

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Nella prima parte dell'articolo abbiamo dato un'occhiata ai "numeri" che corrispondono a determinati range. Vediamo adesso la situazione postflop.
Anche i numeri dell'aggressione postflop rivelano molto delle tendenze di un avversario. Quando un giocatore che ha un'aggressione di 8 rilancia preflop e checka al flop, è probabile che ci stia tendendo una trappola: ha probabilmente una mano molto forte che vuole check/raisarci.
Se ci capita la stessa situazione con un avversario che ha 1.3 di aggressione, invece, è molto probabile che abbia mancato la sua mano, e si sta arrendendo. Se, ancora, riceviamo questo tipo di giocata da un avversario che ha 0.4 di aggressione, non stiamo ricevendo alcuna informazione: qualunque mano abbia, il check è il suo modo usuale di giocare. Mentalmente, dobbiamo dividere i nostri avversari in 3 categorie – quelli che aggrediscono molto, quelli che aggrediscono nella media e quelli che aggrediscono poco. Quindi, dobbiamo giocare di conseguenza. Dobbiamo stare MOLTO attenti, quando un giocatore effettua una giocata che non è nel suo stile: i giocatori passivi che prendono l'iniziativa e rilanciano, hanno praticamente sempre una monster, e possiamo foldare senza particolari preoccupazioni. Anche gli ultra-maniac che check/callano due strade hanno spesso una monster, e stanno aspettando che siamo noi, di nostra iniziativa, a regalare loro i nostri soldi. Non caschiamoci!
Tutto quanto abbiamo detto, ci porta al nostro secondo comandamento:

2. Conosci il tuo nemico

Un avversario non cambia mai il suo stile di gioco, sopratutto ai microlimiti. Messe assieme, le re fondamentali statistiche dell'HUD (VPIP, PFR ed aggressione) ci raccontano tantissimo del nostro avversario. I giocatori loose, giocheranno sempre loose; quelli tight, sempre tight. I giocatori aggressivi utilizzeranno uno stile aggressivo; quelli passivi, passivo. Possiamo (dobbiamo) dividere i nostri avversari secondo tre diverse misure:

Quanto è loose preflop: un giocatore loose preflop ha VPIP oltre il 40%. Questi avversari non mollano quasi nulla preflop, e tutto il range che siamo disposti ad aprire è avanti al loro. Stiamo attenti al postflop, comunque – praticamente, non esiste flop che possano non aver legato. Prepariamoci a giocare con cautela, quando non abbiamo una monster. Ciò non vuol dire che dobbiamo sempre check/callare. Anzi, possiamo aspettarci di essere avanti. Quindi dobbiamo puntare, ma limitiamo le size e optiamo di più per il pot control. In alternativa, rilanciamo più larghi e più forte preflop, quando siamo avanti al range dell'avversario. Il suo errore è quello di giocare troppe mani, e possiamo exploitarlo cercando di mettere più soldi nel piatto preflop.
Dall'altra parte, troviamo i giocatori tight, ovvero coloro che hanno un VPIP inferiore al 20%.
Questi giocatori non entreranno nel piatto con una mano che non merita di essere giocata. Questi giocatori non commettono (grossi) errori preflop, e l'unico modo con il quale possiamo trarre vantaggio da loro è rubandogli i blind senza rimorsi (ovviamente, dovremo foldare in fretta se si accorgono che rubiamo troppo ed abbiamo una mano con la quale non vale la pena continuare a giocare).

Le altre due misure che dobbiamo tenere in considerazione sono l'aggressione preflop e l'aggressione postflop, di cui parleremo nella terza parte dell'articolo.


 
Tratto dal forum twoplustwo
 
Tradotto da Marcellus88

 
 
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