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Tre dealer italiani alle World Series Of Poker: 'Esperienza magnifica e lavorare qui è stato il massimo'



Valeria Spina, Lavinia Florimo e Gaetano Baiardi.
Sono i tre unici dealers italiani che hanno 'dato carte' a Las Vegas per le World Series Of Poker su circa 30 europei e su oltre 1.000 impiegati ai tavoli del torneo più importante del mondo. Un bel segnale per il poker italiano, un simbolo d'eccellenza e un'esperienza unica per i tre ragazzi in questione, tutti giovanissimi.

Prima domanda banalissima: come siete arrivati qua? "Abbiamo letto sul sito che Caesars apriva la possibilità agli europei di poter 'dealerare' ed era la prima volta. E c'abbiamo subito provato andando sul sito facendo tutte le pratiche online. Non è affatto immediata come cosa. E' iniziato tutto a febbraio e sono stati tantissimi gli step da seguire. C'hanno fatto delle prove, dei quiz, un'intervista telefonica per approfondire. In più avevamo enormi preoccupazioni per il visto che c'è arrivato a giugno proprio al limite. Ovviamente non è il semplice Esta visto che siamo venuti per lavoro e ci serviva un vero permesso di soggiorno che ha delle procedure lunghissime. Sono lunghissimi ma è un sistema che funziona".

Con la seconda domanda voliamo quasi alla fine dell'intervista: ne è valsa la pena? "Certo che ne è valsa la pena (dice Valeria Spina, ndr) e lo varrà sempre e comunque. Non lavoriamo per la gloria ma per i soldi. Tuttavia la nostra idea principale e il nostro desiderio era quello di fare esperienza in un ambiente di lavoro che è il top per questo gioco e in un'organizzazione davvero fenomenale".

Quanti dealers lavorano alle Wsop? "Credo che siano almeno 1.000 a rotazione di cui appena una trentina europei e dall'Italia eravamo in tre. Ne avevano presi una ottantina ma poi per problemi di visto o di altre proposte di lavoro non sono venuti".

Com'è stato lavorare qua? E' totalmente differente rispetto all'Italia e all'Europa? "Qui abbiamo avuto la possibilità di dealerare 17 giochi diversi quando in Italia, oltre all'Hold'em, può capitare al massimo di dare carte all'Omaha (spiega Lavinia, ndr). Una volta feci l'Horse ma è una cosa rarissima. Ogni giorno ti ruotano tra i tavoli e puoi capitare dal cash game 2/5 fino ad un evento delle Wsop dove si stanno giocando i giochi mixed più complessi. Non ti puoi rifiutare ed è scontato che, in questo modo, si migliori a prescindere dopo tante ore al tavolo".

E' capitato di avere incertezze al tavolo? "A volte sì. Abbiamo studiato dei manuali enormi che ci forniscono loro, delle guide in cui non ci sono neanche tutti i giochi e spesso devi anche improvvisare al tavolo. Le varianti sono molto simili e conoscendo bene quelle base riesci a mixare".
Del resto siete al tavolo da tantissimi anni giusto? "Io dal 2008 (dice Valeria Spina) e Lavinia dal 2006 appena è diventata maggiorenne visto che è del 1988".

Come gestione del torneo, regole, floorman e warning cosa cambia dall'Europa? "Sono molto meno rigidi anche se dipende da cosa si sta giocando. Al call del floorman i giocatori spesso sono tranquilli e anche sulle decisioni c'è un approccio totalmente diverso. Sono tutti molto più rilassati".

Ecco, l'approccio al gioco è davvero così diverso rispetto all'Italia? "Mi sono resa conto (analizza Lavinia Florimo, ndr) che quando c'è la bad beat nessun giocatore americano si arrabbia e rompe le sedie e impreca. E non ci sono neanche discussioni dopo che è finita la mano. Nessuno mi ha mai detto che gli ho dato brutte carte. Anzi, ci sono penalizzazioni se si continua a raccontare la mano".

Che livelli high stakes avete fatto al cash game? "Il massimo è il 75/150 dollari con il kill button il doppio del grande buio normale in un Omaha High Low fixed Limit ma in altri tavoli ci sono regole totalmente diverse. Arrivi al tavolo e trovi una targhetta con le indicazioni dei bui, dello straddle, se c'è il kill button e tante altre indicazioni. Abbiamo studiato molto ma se conosci le regole di base riesci a cavartela".

Chi è il giocatore che vi ha impressionato di più al tavolo o qualche episodio bizzarro? "All'ultimo giorno di lavoro, un ragazzo norvegese, Martin Jacobson aveva una montagna di chips e nessuno riusciva a giocare contro di lui, una macchina. Ho avuto pochi italiani al tavolo ma molti parlano nella nostra lingua e alcuni possono metterti in difficoltà. Se si dicono le carte al tavolo due italiani o commentano le mani dobbiamo invitarli in inglese a parlare nella lingua ufficiale altrimenti rischiano di metterci in una posizione assai scomoda", e poi Jacobson arriverà al tavolo finale del main Wsop.

Quindi, detto tutto questo, tornerete l'anno prossimo? "Se ci sarà la possibilità sì, ma non è ancora sicuro. Dipende da cosa faremo della nostra vita. Siamo universitarie e abbiamo lavorato col poker per guadagnare e viaggiare ma siamo arrivate alle Wsop. Però dobbiamo capire cosa succederà. Tuttavia qui c'è gente che lavora al tavolo di qualsiasi età. Anche casalinghe che vengono a dare carte solo per le Wsop mentre in Italia la situazione è ovviamente minore e più grave. Qui ci sono le possibilità e le opportunità ma in Italia ci chiediamo quanto tempo continueremo a fare questa vita?", concludono i dealers italiani alle Wsop.

Fonte: GiocoNews
 
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