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Su terrore, paura e perseveranza a Barcellona

 
È successo di nuovo, in una delle città più belle al mondo. Sangue e terrore in un posto dove si trovano sorrisi e ci si diverte. Questa volta, è toccato a Barcellona.
 
In quella che la polizia ha descritto come un'azione terroristica, un van ha investito la folla della Rambla, uccidendo 14 persone e ferendone molte altre. Ci sono state vittime di 34 paesi diversi ma, come al solito, tutto il mondo è stato vittima del terrore.
 
 
E per quanto poco possa essere rilevante al resto del mondo, a pochi chilometri di distanza migliaia di giocatori stavano per iniziare un torneo di poker molto importante. Il fatto che ciò non abbia avuto alcun risalto nelle investigazioni e nei report era prevedibile, ma personalmente non riesco ad essere "egoista", in un certo senso. Perché l'anno scorso, in questo periodo dell'anno, ero tranquillamente in giro per Barcellona, godendomi del tempo libero come se fossi a casa mia. Quest'anno, invece, non l'ho fatto. Ero in giro a fare volontariato, portando il pranzo ad alcuni anziani. Alla mia terza ed ultima fermata, ho portato il pasto ad una signora, che stava guardando la televisione. Non guardava soap opera o cose del genere. Guardava un'edizione straordinaria del telegiornale, che parlava di un attentato terroristico a Barcellona.
 
Sono rimasto al sole, accomunato a tutti gli altri esseri umani da una paura che toglie il respiro: "E se uno dei miei amici fosse stato lì in quel momento? E non possa più vedere un altro tramonto a Barcellona?"
 
Sono consapevole che si tratta di pensieri egoisti, ma non sono riuscito a reprimerli in alcun modo.Non importa quanta competitività ci sia tra i vari operatori di poker, e quanto i giocatori possano offendersi ed odiarsi, agonisticamente parlando. Siamo tutti una grande famiglia. Conosco molte di queste persone. Alcuni sono miei amici, altri sono diventati una seconda famiglia.
 
 
La paura di perdere qualcuno di caro: ecco a cosa mirano questi attentati. Un attacco impersonale, che tuttavia riesce a raggiungere ognuno di noi, rendendolo proprio. Il terrore non ha mai tanto successo quanto ne ha quando ti fa temere di aver perso qualcuno a te caro. Ma, nonostante la paura, continuiamo a viaggiare, a vivere le nostre vite, a lavorare, sperando di non essere nel posto sbagliato.
 
Perché lo facciamo? Perché è la nostra vita. È ciò che facciamo. Vogliamo continuare a vivere, nonostante il terrore. E non si tratta per forza di coraggio, quanto piuttosto di un segnale di perseveranza: noi non vogliamo arrenderci al terrore.
 
I nostri tornei di poker continueranno. Abbiamo aumentato le misure di sicurezza al casinò per proteggere i nostri giocatori, ma se qualcuno non volesse rimanere ancora a Barcellona, i buy-in pagati in anticipo verranno restituiti. Noi resteremo qui. Il nostro team ha un lavoro da svolgere.
 
Tratto da www.pokerstarsblog.com
Tradotto da Marcellus88
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