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Ruggeri: Ecco come ho vinto il mio braccialetto alle ICOOP.

Tra i grandi protagonisti delle ICOOP targate PokerStars c'è il pro del team online della picca rossa Simone Ruggeri che, a Sportmediaset.it, racconta le fasi chiave del torneo vinto e le emozioni provate.

 

"Ciao a tutti gli appassionati di poker live e online. Queste ICOOP sono a mio parere l'edizione più riuscita per due ragioni: sia per l'arrivo dei buy-in fino a 250€, che ha permesso di differenziare l'offerta dei vari tornei, sia per la decisione di svolgere la maggior parte degli eventi spezzando le fatiche dei partecipanti in due o più giorni. Ho deciso di giocare tutti gli eventi della prima settimana, mentre per quella a seguire una serie di impegni mi hanno costretto a rinunciare agli eventi infrasettimanali".
 
"Una delle motivazioni della importanza delle ICOOP è proprio quella di dare visibilità a dei giochi diversi dal Texas Hold'em - dice ancora Simone -. Tra questi senza dubbio il Pot Limit Omaha è il gioco che gode già della maggior visibilità e che decisamente avrà una grande crescita nei prossimi anni. Per quanto non abbia mai "grindato" seriamente questa variante del poker a quattro carte, penso di giocarla discretamente, anche perché si applicano principi simili a quelli del Texas Holdem anche se in una versione più complessa".
 
E ancora: "Ho iniziato il quinto torneo delle ICOOP fiducioso di poter fare bene perché, anche se non è il mio gioco preferito, ritenevo di avere edge (margine, ndr) sulla maggior parte dei 687 giocatori alla partenza. Tuttavia sapevo bene che "avere edge" significava anche che avrei giocato moltissimi piatti in all-in con una percentuale di vittoria intorno al 55% contro il range dell'avversario. Dunque una delle abilità richieste in un torneo del genere sarebbe stata quella di vincere i coinflip! Grazie ad alcune monster hand che ho realizzato nelle fasi iniziali del torneo (a volte pagate da avversari un po' inesperti con delle mani piuttosto marginali) ho potuto subito realizzare uno stack molto cospicuo portando a termine il Day 1 tra i chipleader. Questo mi ha consentito di iniziare a giocare in modo più accorto, limitando le tribet che nel Pot Limit Omaha si fanno quasi solo per valore, avendo pochissima fold equity. Ho giocato piatti medi e piccoli per non compromettere mai il mio stack. Questo mi ha permesso di incrementare piano piano la dotazione in chip senza correre troppi rischi e di arrivare tra i chipleader alla fase in cui siamo rimasti in 12".
 
Ruggeri ripercorre poi i momenti decisivi del torneo: "Ho avuto un tavolo abbastanza tosto, anche perché contro avevo il chipleader (con poche chip più di me) che giocava in modo completamente maniac. Se fosse stato un tavolo cash sarebbe stato facilissimo giocare un poker profittevole contro di lui, controrilanciandolo molto spesso per valore e costringendolo a giocarsi lo stack al 40% il più delle volte. Ma per la strategia più conservativa che stavo adottando questo giocatore mi ha messo un po' in difficoltà e mi ha costretto a giocare un poker molto passivo a cui non ero abituato. Nella fase tra i 12 ed i 6 giocatori ho conservato il mio stack senza incrementarlo, e quando l'ormai ex-chipleader è riuscito nel suo intento di perdere il torneo con una mano improbabile mi sono ritrovato al tavolo finale in average. Al Final Table c'erano almeno 2 giocatori piuttosto bravi, con i quali mi sono ritrovato a giocarmi il braccialetto. Quando QuiricuBeccu ha eliminato IfAc2gUd2WiN mi sono ritrovato Heads Up. Anche se avevo la metà delle chip di QuiricuBeccu ho iniziato davvero a credere di potercela fare, anche se sapevo che in quella fase del torneo era difficile avere un edge notevole. Oltretutto il mio avversario (anche se non lo conoscevo) mi sembrava piuttosto preparato nel Pot Limit Omaha. Un paio di mani fortunate (tra cui l'ultima in cui ho messo gran parte del mio stack da leggermente favorito al flop, e la restante da sfavorito 75-25% al turn) mi hanno consegnato un braccialetto ICOOP che per me è stato molto importante e che ha coronato un periodo di grandi risultati nel cash game. Ad agosto ero partito piuttosto male, ma dai primi di settembre qualcosa è cambiato, anche perché ho rivisto il mio gioco e migliorato alcuni dettagli che in un field tosto come quello di PokerStars.it possono fare la differenza".
 
La matematica, l'analisi, la psicologia, la pazienza. Quali tra questi fattori ti affascina di più nel gioco del poker?
"Il motivo per cui mi affascina molto il gioco del poker è che tutti questi fattori sono importanti simultaneamente. Mi piacerebbe spendere qualche parola in più al riguardo ma penso sia meglio se lo facciamo in un secondo momento. Potrei preparare un articolo in cui rivedo una mano di poker mostrando come questi vari aspetti sono legati in modo circolare-sistemico l'uno con l'altro".
 
Prima di diventare Pro Online per il Team PokerStars, quali erano i tuoi sogni nel cassetto? Sempre il poker o gli obiettivi erano altri?
"Da quando ho scoperto il poker online ho subito capito che potevo farne un lavoro fatto su misura per me. Questo però non vuol dire che il poker è un punto di arrivo e che mi faccia sentire realizzato di per sé. Tuttavia è senz'altro un ottimo punto di partenza, sia da un punto di vista economico, sia perché è un ottimo terreno di studio per delle strategie e delle dinamiche che servono in ogni campo della vita".
 
Quali sviluppi prevedi nel mercato italiano con l'avvento del cash game?
"Sicuramente le ICOOP daranno a PokerStars.it un buon "boost" per aumentare ancora di più l'azione di gioco e la quantità di tavoli disponibili, specie ai livelli più alti. Per gli ultimi 2 mesi dell'anno, dopo l'EPT di Sanremo ho dei grandi obiettivi online: giocare almeno 300.000 mani ed essere tra i più vincenti ali tavoli NL400 che è il livello che giocherò maggiormente. Nel frattempo spero che la fine delle ICOOP regali altre soddisfazioni, senza però dimenticare che nei tornei bisogna sempre accettare i risultati e che pur avendo un grande edge su molti avversari e un "expexted roi" molto alto raggiungere un tavolo finale è sempre difficile e richiede una buona dose di fortuna. Solo un impegno costante nel tempo, senza lasciarsi troppo condizionare dai risultati sul breve periodo, può dare a un giocatore professionista la certezza di ottenere degli ottimi risultati".

Fonte: SportMediaset

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