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Quando si parla di competizione, il poker non è mai lontano (di Fatima Moreira de Melo)


In estate, col bel tempo, ho giocato molto a tennis. In Olanda, puoi registrarti per i tornei singolari, di coppia e misti, ed aumentare il tuo rank di settimana in settimana. È fantastico essere attivi, sia fisicamente che mentalmente.

Non sono la persona a cui piace andare a fare un giro in bicicletta. Ho bisogno di competizione, o mi annoio. Quando gioco a tennis, o a calcio indoor, o a qualsiasi altro sport competitivo, sono sempre più motivata. Nella vita passata devo essere stata un cane a cui piaceva inseguire le palle e provare a fare qualcosa di creativo.

Una cosa che ho notato quando gioco a tennis è che il poker ha un'influenza sia nel modo di pensare alle strategie, sia nel modo di parlare del gioco. Durante una partita, stavo parlando con un mio avversario, ed ho iniziato a parlare di statistiche e percentuali. Gli ho fatto notare come i miei colpi più rischiosi sono andati a segno il 55% delle volte, mentre quelli più "tranquilli" hanno avuto successo il 75% delle volte. Non avrei mai parlato in questi termini se non avessi conosciuto il poker.

Fatima Moreira de Melo_sept_2014.jpg

Penso in termini pokeristici anche quando considero la mia crescita come giocatrice di tennis. Ogni volta che gioco guadagno esperienza, sia che vinca un determinato punto o una determinata partita, sia che la perda. Un po' come nel poker, dove si diventa più esperti dopo ogni mano che si gioca. Sto anche provando a non essere result-oriented nel tennis – così come nel poker – ma la mia competitività a volte me lo impedisce, e mi concentro così tanto sulla vittoria che ciò mi distrae dal migliorarmi come giocatrice.

La mia percezione del mondo è diversa grazie al poker. Non mi da fastidio che molte persone che non giocano mi facciano domande sul poker, ed io cerco di rispondere in termini non pokeristici.

Ad esempio, mi chiedono spesso del fattore skill nel poker. Io rispondo dicendo che si può entrare in una macchina e partire senza saperle guidare, ma le probabilità di arrivare illesi a destinazione non sono tantissime. Col poker è lo stesso, non basta mettere le proprie chips in mezzo se non si sa quel che si fa. Potreste anche vincere, ma è più grande la possibilità che non sia così.

Ma dopo aver studiato ed aver appreso a guidare, e quindi si è fatta pratica per anni, le probabilità di arrivare sani e salvi a destinazione sono maggiori. È vero, un incidente può succedere, ma le possibilità sono minori. Anche nel poker, più si studia, maggiori sono le possibilità di avere successo.

Questi paragoni ormai mi vengono naturali, e "vedo" del poker anche quando il poker non c'entra niente. Quando ho iniziato a giocare non pensavo che tutto ciò sarebbe successo, ma adesso è praticamente un automatismo.


Fatima Moreira de Melo_sept_2014_2.jpg

Alcuni dei miei amici scherzano dicendo che mi preferivano quando giocavo a hockey, perché riuscivano a capirmi quando parlavo. Tuttavia, io penso che questa trasformazione sia stata positiva – il poker mi ha aiutato a diventare più analitica ed a vedere dettagli che prima non avrei mai notato.

Imparare il poker e studiarlo seriamente è come imparare una nuova lingua. Ti immergi nel gioco, e senza che nemmeno te ne accorga ti ritrovi a "tradurre" gli altri aspetti della tua vita in termini pokeristici.

 
Tratto da pokerstarsblog.com
Tradotto da Marcellus88
 

 

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