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No-Limit Hold’em: BSS – il river (1)

 

Con la quinta community card, il river, tutte le possibili varianti del gioco sono ora chiare. Pertanto il river è fortemente diverso dai giri di scommesse precedenti. Ora o si ha solo una mano (la migliore) oppure niente. Non succederà nient'altro che può aiutarci.

Molti giocatori a questo punto commettono l'errore di non preoccuparsi delle loro possibilità di puntare. Il giro è quasi terminato, la concentrazione diminuisce e mentalmente si ritiene che la mano sia praticamente finita. Naturalmente un giocatore cui interessi vincere non deve affrontare il river in questo modo. Al contrario: nel gioco con il big stack il river è considerato spesso il giro di scommesse più importante. Tre sono i motivi alla base di questa affermazione:

  • Non ci sono più mani draw.
La differenza saliente rispetto a tutti gli altri street sta nel fatto che ora ci sono made hand o mani trash. Al river si affrontano per lo più due giocatori, di cui uno ha la mano vincente al 100% e l'altro la mano con equity pari a 0, cioè colui che perderà la partita.
Se ad esempio al river puntiamo con la nostra mano nut, entriamo in gioco completamente "for value". Non vi è più alcuna possibilità di perdere la mano e possiamo aggiudicarci il piatto completo. Questo ragionamento ha un ruolo importante soprattutto quando il piatto è di una notevole quantità. Ciò significa che concetti come quello di "protection" qui sono irrilevanti.
  • Al river ci si gioca un piatto significativo.
Se durante i giri di scommesse grazie alle puntate e ai rilanci si crea un piatto relativamente grande, è bene giocare sino al river. Quanto più grande è il piatto tanto più importanti saranno le puntate, in quanto nel no-limit Hold'em queste si sviluppano in maniera dipendente l'una dall'altra. Logicamente quanto più denaro puntiamo tanto maggiore sarà il peso delle nostre decisioni sulla nostra quota di vincita.
  • Disponiamo di più informazioni rispetto a qualsiasi altro momento del gioco.

Per prendere decisioni quanto più precise e corrette possibili, vogliamo sempre utilizzare tutte le informazioni di cui disponiamo. Al flop, per esempio, tali informazioni sono ancora molto incomplete. È stato disputato un solo giro di scommesse e quindi a questo punto del gioco si possono fare solo vaghe ipotesi sul possibile valore della mano del nostro avversario.

Con la carta river abbiamo tuttavia una conferma precisa sulla forza della nostra mano e possiamo utilizzarla in rapporto alle informazioni che ci vengono dai quattro streets e dal loro andamento. Ed è proprio a questo punto che molti giocatori incontrano i maggiori problemi. L'abbondanza di informazioni, siano esse tell, carte o l'atteggiamento di taluni avversari, finiscono per confondere questi giocatori, che faticano a individuare soluzioni logiche.

Per evitare questa situazione entra in gioco sicuramente l'esperienza, ma anche le conoscenze teoriche si rivelano decisive. Questo articolo prenderà quindi in esame i concetti fondamentali che riguardano il gioco al river.

I concetti

Sono quattro i concetti che formano la struttura di base delle nostre decisioni al river.

  1. value bets
  2. block bets
  3. bluffs
  4. calls

Ora esamineremo uno per uno questi concetti e li illustreremo servendoci di alcuni esempi.

1. Value bets

Con le made hand forti il nostro obiettivo principale in qualsiasi momento del gioco è quello di massimizzare le vincite. E proprio al river, grazie all'ammontare del piatto e delle puntate, che si collocano sopra la media, le decisioni sono particolarmente difficili.

Prendiamo un esempio semplificato: al river ci troviamo heads-up e abbiamo una mano nut, che quindi non può più essere battuta. A questo punto è importante prendere dall'avversario quanto più denaro possibile. Quali possibilità abbiamo? In teoria possiamo fare check (e in seguito rilanciare), effettuare una piccola puntata, puntare "normalmente" (cioè il 50-100% del piatto) oppure semplicemente andare in all-in.

In linea di massima dovremmo ignorare le prime due possibilità, almeno se il nostro avversario non si mostra eccezionalmente aggressivo, se al river egli fa behind/check con frequenza più elevata di quella con cui noi potremmo applicare con successo la nostra mossa. Anche alle puntate di entità ridotta si dovrebbe ricorrere solo in casi rari, in quanto gli avversari di norma decidono se vogliono chiamare un'altra scommessa river, ma non se preferiscono pagare una scommessa river grande o piccola. Se ci fanno un call, l'ammontare della puntata solo raramente fa la differenza per l'avversario. Molto più spesso sono le carte a fare la differenza. Quando facciamo una valuebet, dovrebbe essere grande, per conseguire la vincita massima.

  • Se al river abbiamo una made hand forte, la regola vuole che si punti sempre un valore importante.

Nel caso ideale deve essere proprio l'importo al quale anche il nostro avversario chiamerebbe. Ciò significa che nel caso estremo possiamo andare direttamente in all-in

  • Mano di esempio value betting con i nuts

Questa mano di esempio illustra con grande chiarezza quanto siano importanti al river delle value bet di proporzioni adeguate. In un flop con pochissimi draw () troviamo il nostro set e possiamo assumere il ruolo dell'aggressore.

Sino al river veniamo chiamati da Villain 1. L'ultima community card, con il , ci porta una mano imbattibile (nuts). A questo punto dobbiamo solo preoccuparci di come possiamo vincere quanto più denaro possibile dai nostri avversari. Un check avrebbe poco senso, in quanto Villain 1 qui avrebbe una mano forte, qualora avesse già mostrato in precedenza più forza e avesse osato un re-raise. Con numerose combinazioni, dalle made hand ai draw scoperti, può fare spesso dopo di noi check. Decidiamo quindi per una value bet, ma vogliamo puntare alto, così che in caso di un call ci portiamo a casa l'importo massimo.

Il piatto è di 71,5 BB mentre le dimensioni effettive dello stack sono di 172,5 BB. Naturalmente con uno stack così consistente il push diretto è fuori questione. Qui la puntata sarà di dimensioni normali, più o meno pari alle dimensioni del piatto di 50 BB. Il nostro avversario paga e noi vinciamo un piatto di 171,5 BB. Grazie alla nostra valuebet abbiamo probabilmente ancora portato a casa un mezzo buy-in in più di quanto avremmo potuto fare nella maggior parte dei casi tramite un check.

La situazione si fa più complicata se abbiamo solo una made hand, che ha uno showdown-value, ma che può anche venire a trovarsi in svantaggio. Qui la decisione da prendere dipende molto dall'avversario e dal board. In funzione del fatto che ci siano ancora mani a sufficienza in grado di ripagarci, occorre pensare se non sia meglio una puntata, piuttosto che terminare la mano con un check (o check-call). Se decidiamo di puntare, dobbiamo sempre considerare se le dimensioni dello stack sono sufficienti per abbandonare la mano dopo un all-in-raise dell'avversario e dopo il gioco realizzato sino a quel momento. Se la risposta a questa domanda è negativa, allora giochiamo la nostra mano come se fosse nut, cioè puntiamo e chiamiamo l'all-in.

Normalmente queste mani forti in una situazione analoga vincono, in quanto molti avversari tendono mediamente a giocare all-in le loro mani più forti già al turn. Questa scelta è motivata dal timore che alcune carte river possano possibilmente ostacolare il pay-out significativo, in quanto per noi sono scare cards e quindi consentono un fold più semplice.

  • Mano di esempio value betting con made hand forti

In questa mano animiamo il pre-flop con i pocket rocket e rilanciamo di quattro BB. Solo il big blind chiama e noi vediamo il flop: . Ora al flop e al turn puntiamo e il nostro avversario chiama generosamente. Con il river ora tutte le community cards sono scoperte: . L'avversario ora ci fa check e ora dobbiamo decidere se intendiamo fare behind-check o fare una valuebet. Dopo l'action dei giri di scommesse precedenti Villain 4 non punta su un , in quanto in questo caso avrebbe  giocato il turn in all-in. Nel range si trovano quindi molti busted-draw o jack. Le mani in grado di batterci sono molto rare. A questo punto dobbiamo definitivamente fare una value bet.

Cosa facciamo però ora con le mani marginali, che a un raise passeremmo e non trattiamo da nut? Da un lato continua a esserci ovviamente la possibilità del check per poi, in funzione dell'avversario e dell'entità della puntata, chiamare una scommessa, mentre dall'altro è consigliabile una block bet, che spesso potrebbe risultare più vantaggiosa.

2. Block bets

Anche qui abbiamo una made hand, che spesso vince, ma che può anche perdere. Non siamo quindi certi se abbiamo la mano migliore oppure no, ma vorremmo vedere uno show down, possibilmente senza spendere troppo. In posizione ciò è possibile con un semplice check, ma out-of-position abbiamo il problema che dopo di noi potrebbe arrivare ancora una scommessa importante, che renderebbe il tutto proporzionalmente più costoso.

Se giochiamo senza posizione e vogliamo vedere uno showdown che non ci costi troppo, optiamo per una block bet.
Dall'articolo "Le scommesse block bet" abbiamo già la definizione di queste scommesse.

Per block bet s'intende una scommessa effettuata per impedire all'avversario di effettuare a sua volta una puntata più elevata.

Fissiamo quindi noi stessi il prezzo dell'attuale giro di scommesse e risparmiamo denaro, dal momento che dobbiamo puntare meno di quanto farebbe il nostro avversario. In tale situazione occorre tuttavia considerare che questo tipo di scommessa è particolarmente efficace contro i giocatori inesperti. I giocatori in gamba e più esperti sono invece spesso in grado di riconoscere le block bet e le rilanciano, spesso anche senza avere una mano forte, così che noi alla fine ci troviamo costretti a foldare o a pagare un prezzo più elevato di quello che avremmo dovuto pagare se avessimo fatto un check-call. A questo punto l'ammontare è pari a circa un terzo del piatto.

  • Mano di esempio block bets

Al big blind riceviamo . Villain 8 rilancia, secondo le regole, a tre big blind dal CO, noi facciamo un semplice call al set value. Il flop -ci porta una coppia media e un open-ended-straightdraw. Qui, a seconda dello stile di gioco dell'avversario, vi è la possibilità di un check-raise o di una puntata. Decidiamo per quest'ultima e puntiamo direttamente la nostra mano forte. Ora al turn arriva l' che ci dà un set. Tutte le carte e tuttavia completano la scala. Possiamo inoltre ancora essere battuti da .

Per capire dove ci troviamo esattamente, puntiamo. Se il nostro avversario ora rilancia, in base agli odds faremo un fold o un semplice call. Villain 8 ora chiama e al river vediamo il . Ora vanno ad aggiungersi tutte le combinazioni di cuori, che formano un flush e quindi una mano migliore. Il nostro set è tuttavia sempre sufficientemente forte per battere mani come overpairs o two pair. Qui ora saremmo chiamati da una molteplicità di mani, alcune delle quali migliori e altre peggiori. Il nostro obiettivo è quindi quello di vedere uno show down senza spendere troppo. Giochiamo una block bet pari a circa un terzo del piatto.

Ora sappiamo già come con una mano nut dobbiamo trattare le made hand molto forti e marginali, ma resta ancora una categoria da esaminare: le mani trash, cioè le carte con cui con tutta probabilità non vi è la possibilità di vincere uno show down. Sicuramente l'approccio standard con queste mani è il check-fold ma anche al river vi è la possibilità di un bluff.

3. bluffare

Di tanto in tanto è importante variare il proprio gioco, per risultare meno leggibili. Se noi facessimo sempre check con le nostre mani meno buone, per puntare invece sempre le made hand, offriremmo ai nostri avversari troppe informazioni, mentre un bluff ben collocato di tanto in tanto è necessario per aumentare le nostre vincite.

All'inizio di questo paragrafo vorrei tuttavia sottolineare di non esagerare il bluff al river. Considerando che abitualmente i pot del river sono molto consistenti, i bluff non riusciti possono costare cari. Un bluff al river deve quindi sempre essere ben ponderato.

In quali situazioni dobbiamo quindi bluffare? È difficile dare una risposta generale a questa domanda, in quanto dipende sempre dal tipo di avversari contro cui giochiamo, da come si è svolta l'azione nei precedenti street o da come è composto il board. In generale i bluff dovrebbero essere giocati solo con le mani davvero brutte, che non hanno praticamente alcuna showdown equity.

Bluffare con le mani di media forza presenta due svantaggi:

  • potremmo eventualmente, tramite il valore reale della nostra mano e con un gioco passivo vincere più chips (check/call), se nel gioco fossero presenti giocatori attivi con mani meno buone.
  • corriamo il rischio contro un bluff-raise dell'avversario di vederci costretti ad abbandonare la nostra mano vincente.

Se invece per bluffare utilizziamo delle carte non buone, ci agevoliamo la vita, in quanto possiamo vincere il piatto se l'avversario folda oppure a un raise passare con la massima tranquillità.

  • Mano di esempio bluff

IIn questa mano Villain 6 rilancia il pre-flop a tre BB. Troviamo e chiamiamo con la speranza di trovare un buon flop e poi essere pagati. Anche il giocatore al big blind chiama e noi vediamo un flop: . Abbiamo così trovato un double-gutshot. Villain 6 fa una conti bet e noi paghiamo (Villain 4 passa). Al turn arriva l' – una buona scare card, che ora dopo il check dell'avversario utilizziamo per un semi-bluff. Purtroppo ci chiamano ma la ci offre un'altra buona possibilità di check, dal momento che Villain 6 fa nuovamente check. Con il turn-call ci ha mostrato di avere una mano accettabile. Sarebbero possibili oppure un busted-draw.

Per lo meno possiamo essere certi che non ha una mano forte in quanto altrimenti avrebbe giocato il turn o il river. I check-raise al river con mani forti vengono giocati solo raramente, in quanto molti giocatori temono di non ricevere alcun compenso in caso di check. Probabilmente il nostro avversario non ha trovato neppure la . In questo caso non sarà quasi mai in grado di chiamare un , in quanto viene battuto da troppe combinazioni di mani e persino un flush potrebbe avere timore di un full house. Continuiamo quindi a puntare, per spingere i nostri avversari a passare.

Come per tutti i giri di scommesse, anche per il river vi sono diversi criteri pro e contro il bluff:

  • Quando bluffiamo, giochiamo esattamente come avremmo fatto se avessimo avuto una mano forte. In altre parole: non adeguiamo il valore delle nostre puntate.
  • La nostra mano deve essere logica. Non vale la pena bluffare se non c'è una combinazione di carte logica, che potremmo considerare come una mano forte.
  • Non faremo mai bluff a una calling station, in quanto la fold equity andrebbe evidentemente verso lo zero.
  • Se sino al river abbiamo in maniera aggressiva i draw con carte piccole e non abbiamo trovato nulla, un bluff può valere la pena, in quanto anche il nostro avversario potrebbe trovarsi su un draw non completato. Se però ha in mano una "busted hand" migliore, perderemmo lo showdown ma potremmo vincere il piatto direttamente, tramite una puntata.
  • Se gli avversari si sono mostrati deboli in uno dei giri di scommesse precedenti, è un ulteriore argomento a favore del bluff.
  • Vale anche il contrario: è meglio non bluffare quando un avversario ha mostrato dei punti di forza.
  • Le scare cards al river forniscono un enorme aiuto al nostro bluff.

Dopo avere chiarito quali sono i concetti da applicare quando agiamo, arriviamo infine a un modo di agire più passivo: il call delle puntate.

4. calls

Le puntate al river in linea di principio si chiamano solo in presenza di mani medio-forti, in quanto con mani molto forti rilanceremmo, mentre con mani deboli passeremmo. Si tratta quindi di quelle mani che abbiamo già preso in considerazione nel paragrafo "block bets": le mani con le quali possiamo trovarci davanti ma anche in svantaggio.

Una situazione tipica è quella che si delinea di seguito: abbiamo una made-hand passabile e l'avversario prima di noi punta. Oppure abbiamo fatto check OOP e l'avversario dopo di noi punta.

Poiché non sappiamo se la nostra mano è in grado di vincere lo showdown, nella maggior parte dei casi si prende in considerazione un call o un fold. Con queste mani non procediamo volentieri a un rilancio, dal momento che eventualmente dovremmo giocarci l'intero stack.

Il nostro compito in queste situazioni è di delimitare le possibili mani dei nostri avversari. A riguardo dobbiamo essere in grado di fornire una risposta ad alcune domande:

  • Il nostro avversario ha cercato i draw sino al river?

Se l'azione sino a questo momento si è svolta in maniera relativamente unilaterale, cioè se noi abbiamo puntato e l'avversario ha solo chiamato, è molto probabile che fosse in un draw. Se il river ora va a completare il draw e l'avversario punta, nella maggior parte dei casi dovremmo optare per un fold. Se invece la carta del river è un rag (e quindi irrilevante per tutti i draw), la variante migliore è un call.

  • L'avversario rappresenta una mano logica?

Se per un bluff dobbiamo chiederci se siamo in grado di rappresentare una mano logica, lo stesso dobbiamo fare anche per le puntate dell'avversario. Se un giocatore punta a tutti gli street, senza alcuna eccezione, nella maggior parte dei casi significa che avrà una mano forte. Se invece nel frattempo ha mostrato delle debolezze e ora al river punta in maniera inattesa, probabilmente sta bluffando.

  • Abbiamo indotto un bluff?

Se la nostra linea al turn era ad esempio un check-behind, per spingere l'avversario a un bluff al river, di norma chiamiamo sempre. Indurre ad un bluff entra sempre in gioco quando il board è relativamente dry. Per questa ragione dovrebbero esserci poche scare cards che ci facciano passare in questa situazione.

  • L'avversario ha puntato al turn?

Come abbiamo già detto, gran parte dei giocatori già prima del river cercano di costruire un piatto consistente con delle mani forti, in quanto le mani deboli solo raramente al river vengono giocate attivamente. Pertanto il gioco aggressivo al turn conferma per lo più una combinazione forte in mano.

  • Tramite i reads la forza dell'avversario è leggibile?

L'entità della puntata è spesso un buon indicatore di forza e debolezza. Numerosi avversari tendono ad esempio a giocare in maniera diversa le loro mani forti, facendo delle value bet molto piccole o delle over bet elevate. In funzione del nostro avversario possiamo quindi adeguare le nostre river-call.

  • Mano di esempio calling

Sino al turn questa mano d'esempio si svolge in maniera molto unilaterale: il nostro avversario chiama il nostro pre-flop raise e le due puntate flop e turn.

Su un board come può averlo fatto con un pocket-pair, un , un flush draw o anche solo con delle overcards. La nostra coppia si trova quindi molto più avanti rispetto al suo range. Il river ci porta ora un , cioè una carta relativamente buona per noi, in quanto lascia inalterata la struttura del board.

Ora Villain 7 fa una scommessa donk, il che ci desta più di un sospetto. Se avesse avuto una mano forte, perché non ha già rilanciato prima del river? Rappresenta semplicemente una mano non logica, che non è in grado di batterci. La sua storia non sembra credibile. A questo punto facciamo call. Anche se noi dovessimo giocare ancora con degli stack importanti e il nostro avversario no, si va in all-in, come avviene in questo caso. Un raise non porterebbe a molto, in quanto ci chiamerebbero solo mani migliori.

Abbiamo così spiegato la teoria del gioco al river. Nella seconda parte, sulla base di alcuni esempi, ne illustreremo l'applicazione pratica, con e senza posizione.

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