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No-Limit Hold'em: BSS – il flop (2)

 

Questa è la seconda parte sulle basi delle strategie al flop. Se le basi e il gioco come "pre-plop caller" sono già stati spiegati nella prima parte, in questo articolo illustreremo il gioco come "pre-flop raiser".

Il gioco come pre-flop raiser

Secondo le regole del gioco tight-aggressivo generalmente entriamo in una mano con un rilancio, siamo quindi spesso il pre-flop raiser del gioco.

Se veniamo chiamati, vediamo un flop. Una regola non scritta del no-limit Hold'em dice che al flop si deve fare il check al pre-flop raiser. Spesso ci troviamo a decidere se proseguire la nostra aggressione oppure no. Talvolta diversi avversari giocano una "donkbet", cioè puntano fuori posizione sul raiser invece di fare un check. Entrambe le situazioni saranno discusse in questo capitolo.

Contrariamente a quanto avviene nel gioco come pre-flop caller nelle nostre considerazioni confluiscono ora diversi fattori, oltre alla forza della propria mano. Come discusso nel paragrafo "I principi" ora dobbiamo anche considerare maggiormente la posizione, la struttura del flop e il numero di giocatori. Pertanto di seguito saranno spiegati i diversi concetti del flop e la loro applicazione. Ciascuna situazione potrà essere con ciò analizzata e considerata individualmente.

Continuation bets

Il primo e più importante concetto come pre-flop raiser al flop sono le cosiddette continuation-bets, chiamate spesso anche "contibets" o semplicemente "c-bets". Se si gioca come pre-flop raiser, l'aggressione al flop viene portata avanti con un bet. A questo punto non dobbiamo necessariamente avere una mano forte, in quanto i nostri avversari solo nel 33% dei casi circa troveranno una mano ed allo stesso tempo noi facciamo vedere di avere una mano forte, dal momento che già prima del flop abbiamo dimostrato la nostra forza effettuando il rilancio.

Per chiarezza, presentiamo tre situazioni:

  1. Al flop siamo heads-up.
  2. Ci sono tre giocatori nella mano.
  3. Sono coinvolti quattro o più giocatori.
  • continuation bets in heads-up

Se quando si tratta di scoprire le tre carte del flop ci troviamo in una situazione heads-up, giocheremo quasi sempre una c-bet. Occorre dunque chiarire quali flop  non giocheremo. Generalmente rilanciamo sia se abbiamo trovato le carte giuste sie che se non abbiamo trovato un buon flop. Nel primo caso come valuebet, nel secondo come (semi)bluff. Vi è infatti una probabilità sufficientemente buona che l'avversario passi, se non ha alcuna mano o se ha una mano molto brutta. Quindi scommettiamo nella maggior parte dei casi, cioè mani fatte, draw o trash.

  • Mano di esempio: continuation bets all'heads-up

Abbiamo un top pair con top kicker e ci troviamo in heads-up: una chiara situazione c-bet! In questo momento non ha alcuna importanza che il flop sia di un colore. 

Anche in questa mano abbiamo una coppia e possiamo senza alcun problema ricorrere a una conti-bet. Anche con coppie più piccole o con un draw, come ad esempio, dobbiamo prendere l'iniziativa.

Naturalmente esistono anche alcune situazioni in cui è possibile non applicare questa regola. Se abbiamo completamente mancato il flop, possiamo anche fare check, soprattutto se il flop dà, presumibilmente, molte possibilità all'avversario di aver trovato una buona mano. Un ulteriore fattore è l'avversario di turno. Se giochiamo contro un avversario che non è in grado di separarsi da una mano marginale o da una mano draw, con delle mani molto brutte dovremmo rinunciare anche alla conti-bet preferendo un check. Come terzo e ultimo aspetto decisivo è importante anche considerare l'immagine che si da di sé stessi. È sempre importante che i nostri avversari credano che giochiamo una mano forte. Se abbiamo già nelle ultime dieci mani giocato tutti i flop, ora possiamo anche "infilarci" un check, per equilibrare la nostra immagine.

  • continuation bets contro due giocatori

Se siamo in tre sul piatto, la questione diventa più complicata. In questo caso è utile avere almeno un draw e tirarsi indietro sulle mani trash pure.

Se p. es. abbiamo in mano una coppia, allora faremo una scommessa conti. Se abbiamo degli out per un flush o per una scala, faremo una scommessa conti.  Se abbiamo due overcards per il flop, faremo una scommessa conti anche qui!

  • Mano di esempio: scommessa c-bet contro due giocatori

In questa mano al flop abbiamo solo due overcards e giochiamo in funzione del tipo di avversario al 50% circa una c-bet e al 50% faremo check e passiamo la mano.

Questa mano è relativamente chiara. Con una top pair/top kicker abbiamo una mano fatta forte e puntiamo. 

I flop molto coordinati (ad es. ) o i possibili flush draw (ad es. ) non depongono invece a favore di una contibet. Tra gli avversari vi è una calling station? Abbiamo una cattiva immagine al tavolo? O giochiamo out-of-position? Se abbiamo risposto "sì" a una di queste domande e non abbiamo alcuna mano fatta o mano draw forte, è meglio rinunciare ad un ulteriore rilancio. La probabilità di vincere direttamente il piatto si riduce in maniera semplicemente eccessiva, rendendo così meno redditizia la contibet.

  • continuation bet con più di tre partecipanti

Se vediamo un flop con tre o più avversari, con le continuation bet manterremo un atteggiamento estremamente conservativo. Se non ci fossero le premesse perfette (ad esempio in posizione a fronte di un board dry contro giocatori weak-tight) non possiamo neppure prendere in considerazione una c-bet con mani trash o con mani draw deboli. Si attaccherà esclusivamente in presenza di mani fatte o di draw molto forti.

In generale oltre al numero di avversari entrano in gioco altri tre fattori salienti, che influiscono sulla nostra decisione di procedere ad una contibet o di rinunciarvi:

    1. Il board – con pochissimi draw o sufficientemente dry?
    2. Gli avversari – calling stations o in grado di foldare?
    3. La nostra immagine – gli avversari credono che abbiamo una mano forte?
    • Mano di esempio: c-bet contro tre giocatori

    Il flop è relativamente coordinato e consente molti draw. Contro tre avversari, qui non attacchiamo ulteriormente.

    Entità delle contibet

    L'obiettivo delle continuation bets solide è quello di riuscire a vincere la maggioranza anche dei flop sfavorevoli. Se si applicano tutti i principi e si rispettano i diversi fattori, in oltre del 50% dei tentativi si dovrebbe essere in grado di mettere le mani direttamente sul piatto. In questo caso questo 50% non è necessario per rendere redditizio questo concetto. Il 34% può già bastare per trovarci in una situazione vincente. Poichè anche i nostri avversari troveranno solo al 33% una mano al flop.

    Ecco tre esempi dei valori di puntata comuni per le continuation-bet.

      • "1 x piatto" - Se puntiamo il valore del piatto, nel 51% dei casi dobbiamo vincere.
      • "2/3 x piatto" - Un bet pari a due terzi del piatto deve avere una percentuale di successo minimo del 41%.
      • "1/2 piatto" - Se si sceglie come c-bet la metà del piatto, occorre vincere solo al 34%.

      Qual è dunque la puntata idonea per la scommessa? Naturalmente noi cerchiamo sempre di fare una puntata che ci faccia vincere una mano con una frequenza sufficiente, ma che al tempo stesso sia in grado di ridurre il rischio finanziario. Se i nostri avversari prestano attenzione solo al fatto se puntiamo oppure no, la scelta più redditizia, sarebbe ovviamente una minimum bet se non abbiamo in mano niente, e una potsize bet se abbiamo in mano qualcosa. Tutti i giocatori di poker tuttavia sanno che la realtà è diversa e che occorre adattarsi alle circostanze. Se procedessimo sempre con conti bet elevate ogni volta che abbiamo una mano fatta, e con scommesse ridotte se abbiamo delle carte trash, per i nostri avversari saremmo troppo leggibili.

      Un percorso semplice ed efficace per risolvere questo "problema" sta nello scegliere precisi valori di contibet e variare al loro interno, in funzione della consistenza del flop, delle tipologie di giocatori e della nostra immagine. In questo modo si crea un "effetto causale". Per i nostri avversari diventa difficile leggere le nostre mosse, in quanto variamo le nostre bluff-contibet e le nostre value-contibet.

      In genere, come per la maggior parte dei flopbet al NL Hold'em, si consiglia di fare variare una puntata tra la metà ed il totale che si trova nel piatto. Per quanto riguarda i flop con pochissimi draw, naturalmente si punta più alto, mentre per i flop dry si punta più in basso. Lo stesso vale per i tipi di avversari e per la nostra immagine. È comunque sempre sconsigliato puntare un importo inferiore alla metà del piatto, in quanto gli avversari potrebbero prendere degli odds troppo buoni in maniera molto facile.

      Protection

      Sia che abbiamo una mano fatta, una mano draw o una mano trash, se siamo aggressori pre-flop, attaccheremo nuovamente la maggior parte dei flop. Dovrebbe ormai essere chiaro perché procediamo in questo modo con le mani draw e trash: se vogliamo sfruttare la possibilità che i nostri avversari non abbiano trovato niente e per questo desideriamo portarli al fold. Ora dobbiamo ancora spiegare perché applichiamo la medesima strategia alle nostre mani fatte. Qui entra in gioco un concetto importante, che è quello della protection.

      Protection significa protezione. Vogliamo quindi proteggere le nostre mani forti, per evitare che gli altri giocatori ne trovino un'altra ancora più forte.

      La protection ha quindi due obiettivi:

      • spingere gli avversari a sbagliare

      Con le nostre mani fatte ci limitiamo semplicemente ad attaccare, in maniera tale che i nostri avversari non possano più avere un draw redditizio. Se un avversario sta alla nostra potsized-bet, anche se ha solo una straight draw, egli commette un errore matematico, che alla lunga ci porterà alla vittoria.

      • ridurre il numero degli avversari

      Quanti meno giocatori sono nella mano con noi, quanto più semplice e "sicuro" sarà il gioco durante e dopo il flop. Se ad es. abbiamo una top pair su un flop con due carte del medesimo seme, ma solo un altro giocatore è presente nella mano, probabilmente egli vuole avere un flush draw e quindi nove outs, ma questo problema è gia chiaro. Se invece ci sono altri tre giocatori e oltre al flush draw ora ci sono anche altre mani draw, come ad esempio le overcards in gioco, l'intera situazione diventa più complessa e facciamo decisamente più fatica a capire se la mano dell'avversario è migliorata o peggiorata tramite la carta successiva al turn o al river. Già al flop cerchiamo quindi di proteggerci dal commettere errori nei giri di scommesse successivi e di ridurre tramite un bet il numero degli avversari.

      Se nella maggior parte dei casi si giocano tutte le mani draw, trash e fatte come aggressore pre-flop, gli avversari hanno la possibilità di aggredirci ad una certa mano.

      Siamo quindi difficilmente leggibili, con le mani non buone massimizziamo la  fold equity e con le mani valide il value. La contibet ci offre quindi tutta una serie di vantaggi.

      Getting raised

      Se le nostre continuation bet vengono rilanciate, in linea di massima agiremo in maniera conservativa. Se un avversario prova un check-raise, significa per lo più che ha una mano forte. In linea generale i nostri avversari hanno effettivamente una mano forte quando ci rilanciano come aggressori, in quanto partono dal presupposto che anche noi siamo sufficientemente forti. In definitiva abbiamo mostrato una certa forza prima e durante il flop.

      Con mani fatte forti vogliamo giocarci tutto lo stack, cioè abbiamo la possibilità di chiamare o di effettuare un reraise. Vi è una domanda che decide qual'è la variante da preferire:

      • il mio avversario chiama anche con brutte mani o posso magari spingerlo a passare anche le mani migliori?

      Se rispondiamo "sì" a questa domanda, dobbiamo in ogni caso rilanciare, esercitando così una certa pressione sugli avversari. Solo in questo modo potranno commettere degli errori! Come d'abitudine, rilanciamo qui di circa tre volte la bet effettuata dall'avversario.

      Con mani draw forti si applicano le stesse regole, dove in posizione preferiamo chiamare (siamo stati oggetto di check raise) e out-of-position effettuare il reraise.

      Se invece abbiamo solo una mano fatta o una mano draw debole o solo una mano trash, abitualmente non ci resta altra alternativa se non passare la mano e giocare con un draw, come previsto dalle regole di odds, outs e probabilità. Soprattutto con le mani fatte marginali, come ad es. una top pair con un buon kicker, spesso diventa difficile prendere una decisione.  In queste situazioni delicate, rivestono un ruolo importante l'esperienza e la conoscenza dei giocatori.  In generale senza posizione è preferibile un fold, mentre in posizione è meglio chiamare o optare per il reraise, se il board presenta pochi draw o non è sufficientemente dry. Se ad esempio abbiamo in mano in occasione di un flop e la nostra contibet viene rilanciata, significa chiaramente che siamo stati battuti. Qui semplicemente non c'è alcuna mano peggiore che potrebbe effettuarci un reraise, e la sola che noi potremmo battere è un bluff. 

      • Mano di esempio: getting raised

      In questa mano abbiamo una overpair e poi ancora il draw al nutflush. Qui il nostro avversario potrà rilanciare con molte mani peggiori, come ad esempio una piccola overpair e un draw e anche contro mani forti, come two pair o set, con il nostro draw abbiamo ancora buoni valori di equity. 

      Check-plays

      Gran parte delle nostre carte le giocheremo come aggressore pre-flop, al quale segue spesso una contibet al flop. Ci si può tuttavia trovare in situazioni in cui un check rappresenta la modalità di gioco corretta. Generalmente ci sono tre linee out-of-position:

        1. Check-fold,
        2. Check-call
        3. Check-raise

        ... e ovviamente solo una linea in posizione:

        1. Check-behind.

        Anche se complessivamente ci sono ora quattro approcci per continuare a giocare al flop, contrariamente alla c-bet devono essere impiegati raramente. Rappresentano piuttosto delle possibilità di variare il proprio gioco, che possono presentare vari vantaggi, ma che se utilizzate in maniera non corretta hanno conseguenze disastrose sulla probabilità di vincita.

        • "Check-fold" è il classico procedimento in presenza di una trash hand o di mani fatte o draw scarse, quando non ha senso applicare la contibet. Se non sono presenti ad esempio gli altri criteri sopra descritti per operare una c-bet, giocheremo apertamente check-fold. uesta alternativa dovrebbe sempre tenere in conto  se non possiamo essere sicuri di trovarci in testa e gli avversari non ci danno con un bet, gli odds adeguati al nostro draw.
        • Mano di esempio: check-fold

         
        Contro quattro giocatori attacchiamo solo con mani fatte o draw. In presenza di overcards l'unica opzione è il check-fold. 
        • Il "check-call" abitualmente designa il cattivo giocatore. Una calling station conosce ad esempio solo questa linea. Con le mani draw, fatte o anche con talune mani trash, questi giocatori chiamano solamente e lasciano agire gli avversari. Il problema di questa situazione è che non si crea alcuna pressione. 
        Noi vogliamo essere aggressivi per spingere i nostri avversari a commettere degli errori. Per questo è opportuno eliminare praticamente dal nostro repertorio il "check call". Solo in situazioni eccezionali questo gioco passivo dà risultati. Se ad esempio ci fosse un draw contro numerose calling station con odds relativamente buoni valerebbe la pena prendere in considerazione la possibilità di fare check, così poter avere alla fine una chiamata economica. Tuttavia, come abbiamo detto, questa linea deve essere adottata raramente dai giocatori che privilegiano l'approccio tight-aggressivo.
        • Il "check-raise" è una mossa che dimostra una grande forza. Si applica esclusivamente quando si gioca out-of-position. Fa capire all'avversario che l'abbiamo fatto cadere in una trappola. Questa linea presuppone degli avversari aggressivi dietro di noi, che giocano spesso e volentieri il flop.

        In quanto aggressore pre-flop non applichiamo quasi mai un check-raise, dal momento che - come sopra descritto - nella maggior parte dei casi preferiamo la continuation bet. Un check-raise diventa molto più interessante se siamo coinvolti in una mano in qualità di pre-flop caller. Come descritto all'inizio dell'articolo, al flop per lo più si effettua il check sino al pre-flop raiser, in quanto questo prima del flop ha già mostrato la sua forza e ora si vuole vedere finalmente come reagisce al flop. In quanto pre-flop caller sfruttiamo questo fatto e nelle situazioni corrette effettuiamo il nostro check-raise. In qualità di pre-flop aggressor, invece, evitiamo questa linea, in quanto abbiamo già dimostrato la nostra forza e gli avversari stessi sono meno disponibili ad attaccare dopo un check. Solo se dietro di noi siedono molti giocatori, possibilmente anche aggressivi, l'aggressore può fare check-raise. In linea di massima sono tre gli obiettivi che perseguiamo sulla base della nostra mano:

          1. Riteniamo più probabile che uno degli avversari dopo di noi attacchi con più mani piuttosto che chiami un bet.
          2. Abbiamo una mano molto forte e pensiamo che uno degli avversari dopo di noi ci attaccherà e effettuerà un reaise, ma che chiamerebbe solo in presenza di un nostro bet.
          3. Vogliamo bluffare e ci mostriamo forti.

          Un esempio di possibilità di check-raise è ad esempio un draw forte, del tipo a un flop . Nell'80% dei casi possiamo anche effettuare una contibet, se vi è un rischio eccessivo che anche tutti i giocatori dopo di noi facciano check.

          • L'unico check-play rimasto in posizione è ora ovviamente il "check-behind". In linea di massima giochiamo questa linea se non possiamo effettuare alcuna contibet o se come pre-flop caller non abbiamo trovato alcuna buona mano fatta o mano draw. Facciamo un esempio: se il board è e al button abbiamo rilanciato il pre-flop con , non dovremmo attaccare, ma al flop dovremmo fare check, dal momento che abbiamo solo una mano molto critica e poche possibilità di migliorarci.
          • Mano di esempio: check-behind

          In questa mano abbiamo solo la highcard-re e al flop giochiamo per quarti. Anche se tutti ci fanno check, non dovremmo attaccare, perché normalmente la probabilità di essere già drawing dead è molto elevata. 

          Donkbets

          Le donkbets sono scommesse inattese, che si verificano cioè al di fuori della sequenza "logica". Si tratta di scommesse che generalmente si pongono in opposizione al "check to the preflop raiser". Se al flop si attacca senza posizione come preflop-caller, prima che l'effettivo pre-flop raiser abbia agito, si fa una donkbet. Questa definizione sprezzante viene dal fatto che normalmente questo tipo di scommesse viene ritenuto sciocco e debole.

          L'obiettivo di queste scommesse è per lo più quello di rubare il flop o di vedere una delle carte successive. Tuttavia nei giocatori medi viene considerata un'evidente debolezza. La maggior parte dei giocatori adotta un approccio check-raise o check-call al flop delle proprie mani solo se non ha rilanciato prima del flop. Vogliono giocare per portarsi a casa un piatto grande, senza mandare fuori dalla mano i loro avversari già al flop. Consiglio quindi di rilanciare le donkbet da parte degli avversari spesso con molti tipi di mano. Lo si può fare con una mano forte e occasionalmente anche con una mano fatta o una mano draw marginale. Con le mani trash come puro e semplice bluff in fase iniziale è sicuramente preferibile la variante fold. Con meno esperienza e sensibilità nei confronti della situazione può portare dei risultati anche rilanciare le donkbets a tutte le mani.

           

          Con questo secondo articolo abbiamo ora presentato molte modalità di avvicinarci al flop.

          Tuttavia è altresì importante non perdere di vista i giri di scommesse successivi (turn e river) e tenerli in considerazione quando si prendono delle decisioni. Se chiamiamo ad esempio un check-raise e vediamo un turn, giochiamo per aggiudicarci un piatto grande e restiamo eventualmente davanti a una decisione difficile. Oppure se abbiamo attaccato una c-bet con una mano fatta forte e al turn ci troviamo alcuni draw, dobbiamo agire con prudenza. Nei prossimi articoli sul turn e sul river spiegheremo come gestire al meglio e nella maniera più redditizia questa situazione.

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