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NLHE: il turn (1)

 

Il turn ci porta la quarta community card, mettendoci a disposizione sei delle sette possibili carte per costruire una mano. A questo punto del gioco i draw hanno perso gran parte del loro valore, mentre sono diventate proporzionalmente più forti le made hands. 

Prendere le decisioni giuste al turn è un argomento complesso e la capacità di gestirlo correttamente spesso fa di noi un giocatore vincente o perdente. I piatti diventano più consistenti e quindi ogni azione, indipendentemente se agiamo in maniera passiva o aggressiva, ha un impatto enorme sulla nostra probabilità di vittoria.

Siamo giunti a un punto del gioco in cui non ha molto senso teorizzare ogni possibile situazione. Ora dobbiamo comprendere i numerosi percorsi che hanno spinto un giocatore ad arrivare al turn. In questo articolo ci occuperemo esattamente di questi concetti, che saranno infine illustrati sulla base di esempi concreti.

I concetti

Sono cinque i concetti di base che al turn influenzano in maniera rilevante le nostre decisioni:

  1. Massimizzare il valore (value) della mano
  2. Il controllo del piatto (pot-control)
  3. Il bluff (multiple barrels)
  4. I progetti (draw)
  5. Il semi-bluff

Ora esamineremo in dettaglio questi concetti.

1. Massimizzare il valore

L'aggressione non è una chiave importante per il successo solo prima del flop o al flop, ma lo è anche al turn. Sono due i motivi che ci spingono ad agire in questo modo:

  • massimizzare il profitto (pay-out) delle mani forti
  • proteggere le mani dai progetti (draw)

Con mani forti il nostro intento è sempre quello di ottenere il massimo profitto e allo stesso tempo di proteggerci dai possibili progetti degli avversari. Tranne alcune eccezioni per le made hands, non diamo nessuna freecard, ma puntiamo e lasciamo che i nostri avversari paghino per la carta successiva. Soprattutto quando dobbiamo agire per primi, cioè quando giochiamo fuori posizione (out-of-position), nella maggior parte dei casi dobbiamo aprire il gioco puntando, evitando strategie come il check-raise.

  • Esempio:

Diciamo che il nostro avversario in posizione gioca per un progetto e noi in precedenza con la nostra made hand abbiamo puntato al flop. Al turn arriva ora una blank card, cioè una carta che non può completare nessun progetto. 

In questo caso un check sarebbe più di una catastrofe, in quanto il nostro avversario potrebbe semplicemente fare check dopo di noi e quindi avrebbe la possibilità di vedere un'altra carta. Il nostro obiettivo è di portare il nostro avversario a commettere errori in tutti i giri di scommesse. Se facciamo check, manchiamo completamente l'obiettivo..

Un altro motivo per cui è meglio puntare anziché fare check con mani forti è per aumentare il piatto. Forse a prima vista sarà evidente, ma molti giocatori lo dimenticano spesso: se puntiamo al turn, al river abbiamo la possibilità di fare una puntata maggiore e aumentare il valore del piatto (value bet). Se invece facessimo solo check e il nostro avversario facesse lo stesso con una mano marginale, il piatto resterebbe invariato e con il river potremmo aggiungere al piatto solo un valore limitato, in quanto una grande puntata verrebbe chiamata solo molto raramente. Se puntiamo al turn e altri giocatori chiamano, arriveremo al river con un piatto più consistente ed abbiamo la possibilità di vincere una somma maggiore con la nostra made hand.

Soprattutto fuori posizione, al turn si deve puntare con una mano forte. Naturalmente, anche in questo caso ci sono delle eccezioni, come letture particolari del gioco o degli avversari o situazioni analoghe, ma di norma puntare è l'azione migliore per massimizzare gli utili e lasciare che gli avversari paghino i loro errori.

Logicamente, questo principio vale anche per le situazioni in cui si è già puntato in precedenza. In altre parole: se al turn abbiamo una made hand forte, nella maggior parte dei casi puntiamo o rilanciamo.

  • Esempio su come ottenere il massimo valore dalla mano

Con una coppia di chiamiamo da posizione UTG (under the gun, alla sinistra del grande buio) e speriamo di riuscire a giocare questa mano per un piatto senza rilanci. Al flop leghiamo un tris (set) intermedio, e puntiamo direttamente. In questo caso il check-raise non è un'opzione valida, in quanto questo board permette molti progetti e non vogliamo regalare una carta gratuita (free cards). Due giocatori chiamano la nostra puntata ed al turn il board è composto da . È possibile che un avversario abbia legato con un dieci o che punti a completare il colore o la scala, senza letture particolari continuiamo quindi a puntare per accrescere il valore della mano (for value)! Riceviamo un call ed al river abbiamo ancora una volta la possibilità di massimizzare la nostra vincita.

2. Controllo del piatto (pot-control)

Il "pot-control" è il controllo del piatto, cioè della quantità di denaro investita in una mano. In questo caso "controllo" significa non lasciare crescere in modo smisurato l'entità del piatto. Questo concetto si pone quindi in contrasto con quello che abbiamo detto in precedenza sul massimizzare il valore della mano e sulla protection. 

Se desideriamo giocare per un piatto grande, puntiamo e cerchiamo di massimizzare l'utile, mentre se vogliamo un piatto piccolo e controllato, facciamo check oppure puntiamo un importo esiguo, in questo caso stiamo usando la strategia "pot-control".

Soprattutto con made hands marginali, che possiedono un certo valore di showdown ma con cui non possiamo essere certi di possedere la mano migliore, preferiamo giocare solo per piatti piccoli.

I piatti grandi sono per le mani forti, mentre quelli piccoli sono per le mani deboli.

Il pot-control si applica con particolare efficacia quando si è in posizione. 

  • Esempio:

Siamo seduti al button con , abbiamo rilanciato prima del flop e arrivano . Naturalmente continuiamo a puntare e riceviamo un call. Al turn esce un ed il nostro avversario fa check. Che cosa facciamo ora?

Facciamo check anche noi per controllare il piatto ed evitare ad esempio che un check-raise finisca per portarci in una situazione delicata.  La carta del river è ora relativamente irrilevante perché non abbiamo bisogno di migliorarci ulteriormente. Possiamo chiamare in sostanza quasi ogni puntata dell'avversario e rispondere a ogni check con una puntata (se riuscissimo a migliorare la nostra mano, nella maggior parte dobbiamo rilanciare). Questo approccio viene definito anche "bluff induce", in quanto spesso obbliga gli avversari a tentare il bluff al river con mani non buone.

Senza posizione il controllo del piatto è più difficile da realizzare. Naturalmente c'è la possibilità di fare check e, se l'avversario puntasse, di chiamare a seconda del tipo di avversario e del valore della puntata. D'altra parte il valore della nostra puntata può decidere quale sarà il piatto per cui si gioca. Invece di una puntata pari al piatto, potrebbe essere adeguata anche una puntata pari alla metà del piatto, per proteggere la nostra mano dai progetti e allo stesso tempo per non far crescere eccessivamente il piatto.

  • Esempio di controllo del piatto

Abbiamo in mano una coppia di donne e prima del flop, come al solito, rilanciamo. Al flop troviamo , questo significa che i nostri avversari devono avere in mano almeno un nove per batterci. Poiché tutti fanno check, procediamo con una continuation bet. Il nostro avversario vede, sappiamo che lo farà con mani come un progetto di colore, un nove, una coppia piccola o anche delle overcards. Al turn arriva il che potrebbe completare un  flush. L'avversario fa check e noi facciamo lo stesso per proteggerci da un check-raise. In questo modo si massimizzano gli utili e si riducono al minimo le possibili perdite. 

3. Il bluff (multiple barrels)

Il terzo concetto, analogamente agli altri, vale per il turn ed il river, ma ha un ruolo più significativo al turn. Per esempio, spesso si rilancia al preflop con una mano di partenza come , al flop si fa una continuation bet senza avere legato niente e  l'avversario chiama. Anche al turn non si riceve una made hand,  comunque si crede di poter far passare l'avversario e si punta nuovamente. Questo modo di giocare è chiamato "multiple barrels".

Sono necessarie alcune premesse affinché questo tipo di bluff o di semi-bluff vada a buon fine:

  • Gli avversari devono essere in grado di passare le proprie mani, se credono di essere in svantaggio. Il bluff non ha mai senso contro una calling station.
    • L'entità degli stack deve essere sufficientemente alta. Non serve a niente fare un bluff contro un giocatore che ha talmente poche chips che non può più abbandonare la mano (si dice che il giocatore è committed). La nostra bet deve comunicare agli avversari che per loro sarà molto caro continuare a giocare la mano se si dovessero trovare in svantaggio.
    • La nostra mano deve sembrare forte.
    • È importante la propria immagine, gli avversari chiameranno più frequentemente i nostri rilanci se pensano che siamo un giocatore loose-aggressive piuttosto che tight.
    • L'arrivo di una carta che potrebbe sembrare pericolosa per gli altri giocatori, dato che c'è la possibilità che abbia migliorato il nostro punto (scare card), è un vantaggio che dà al bluff una maggiore possibilità di successo.
    • Le mani che possono avere i nostri avversari in questa situazione sono di enorme importanza, in quanto nessuno abbandona un'ottima mano (monster). Se il campo delle mani dell'avversario (range) è limitato a poche mani molto forti, i bluff sono totalmente inadeguati.

    Nel caso in cui una o più di queste premesse non siano presenti, occorre riflettere sull'opportunità di fare check, soprattutto se si è in posizione.

    4. I progetti (draw)

    Con una sola carta comune da scoprire, al turn i progetti hanno un valore decisamente inferiore rispetto al flop. Pertanto una puntata di un avversario ci crea grossi problemi. In tutti i tipi di progetto, come ad esempio un progetto di colore (flush draw), in presenza di una puntata di standard (dalla metà alla totalità del piatto) non abbiamo più le odds adeguate per arrivare al river.

    Solo le implied odds possono essere decisive per capire se un call sia conveniente oppure no. Le implied odds dipendono in maniera determinante dal fatto che l'avversario al river possa chiamare o meno un'altra puntata. Dovrebbe, quindi, essere molto loose oppure avere una mano molto forte. Inoltre è necessario che l'entità effettiva dello stack sia alta e che il nostro draw non sia troppo evidente, altrimenti se completiamo il progetto, nessuno sarà disposto a mettere altre chips nel piatto.

    Nella maggior parte dei casi, i progetti al turn sono da considerare come trash hands, e quindi è preferibile fare check o passare se non vale la pena tentare un bluff.

    • Mano di esempio di progetto

    In questo esempio abbiamo rilanciato dallo small blind ed al flop abbiamo di nuovo puntato per fare una continuation bet. Al turn sul tavolo ci sono , che con le nostra carte formano una OESD (open ended straight draw ossia scala bilaterale) e puntiamo di nuovo per tentare un semi-bluff. Il nostro avversario rilancia ma del minimo, cioè 10 BB, arrivando così a 20 BB. Il piatto ora è 48 BB, il che significa che le nostre pot odds sono di circa 5:1 (~16,66%). Poiché nel 17% dei casi circa completeremo la scala e probabilmente possiamo considerare i tre assi residui come outs, un call (anche se di poco) sarebbe proficuo.

    5. Semi bluff

    Un semi-bluff si fa quando abbiamo una mano che probabilmente non è la migliore ma che al river ha ancora degli outs per diventare una mano vincente. Proprio quando l'avversario ha già mostrato segnali di debolezza , un semi-bluff può rappresentare uno strumento molto efficace per vincere direttamente il piatto senza troppi rischi. Contrariamente a quanto avviene in un bluff vero e proprio, con un semi-bluff abbiamo anche la possibilità di vincere la mano allo showdown, se riceviamo uno dei nostri out al river.  

    I semi-bluff al turn sono dunque particolarmente indicati quando:

    • il nostro avversario in precedenza ha dimostrato debolezza
    • la nostra immagine è tight,
    • al turn compare arriva una scare card
    • abbiamo ricevuto altri outs
    • non siamo legati al piatto (pot-commited)
    • l'avversario non è pot commited
    • supponiamo che l'avversario possa passare.

    • Esempio di un semi-bluff

    Al preflop non ci sono stati rilanci, e con possiamo fare check dallo small blind. Il big blind fa check e vediamo il flop . Il progetto per il colore nut e gli out per la scala ci offrono numerose possibilità di legare la mano migliore nei giri di scommesse successivi. Inoltre il board molto coordinato e pericoloso, mette paura a molti avversari che con ogni probabilità passeranno anche con mani migliori, di fronte ad una puntata. Un avversario chiama la nostra puntata e arriviamo al turn. Poiché la chiamata al flop non ci dà molte indicazioni sulla forza del rivale, appena scende il , continuiamo a puntare (facciamo un nuovo "barrel") cercando di vincere con un semi bluff. Se l'avversario si ritira, avremo vinto il piatto, se vede, abbiamo comunque numerosi outs. Al river scende l' e possiamo fare tranquillamente una value bet.

    I concetti più importanti sono stati spiegati in questo articolo. Nella seconda parte tratteremo le situazioni in cui questi concetti si mettono in pratica. Descriveremo in particolare il modo di giocare con e senza posizione.

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