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La ricetta per il successo (di Sebastian Ruthenberg)



Le cose sono andate abbastanza bene nell'ultimo anno. Oltre ad un buon anno di poker, ho anche seguito un corso di culinaria che prevedeva il tirocinio in un ristorante.
La mia prima esperienza con gli studi culinari l'ho avuta circa un anno fa. E' stato un momento in cui mi divertivo ancora molto a giocare a poker, ma sentivo di aver bisogno di fare altro, per riuscire a trovare un equilibrio nella mia vita. Volevo imparare qualcosa di nuovo in un ambiente diverso, altrimenti mi sarei sicuramente stancato del poker.
Mi è sempre piaciuto cucinare. Ricordo che quando vivevo a Londra con altri poker player cucinavo sempre molto per loro, ed era sempre divertente. Quindi mi è sembrato logico seguire questo interesse ad un gradino superiore.
 
 
 
 

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Sebastian Ruthenberg dopo la vittoria all'EPT di Barcellona del 2008

Ho completato un corso di 6 mesi in un college svizzero. Metà delle ore di lezione erano dedicate alla pratica culinaria, mentre l'altra metà alla gestione teorica dei ristoranti. Qui ho incontrato molte persone interessanti. Dopo anni di totale immersione nel poker, è stato anche rinfrescante tornare ad una vita più "normale".
Certo, era dura svegliarsi ogni mattina alle 7:00. Penso che sia una di quelle cose della vita "normale" alla quale non potrò mai abituarmi.
 
 
 
 
Dopo questi 6 mesi, ho passato altri 3 mesi di tirocinio in un ristorante chiamato Münsterhof, a Zurigo. Mi occupavo di piatti secondari, come vegetali, zuppe, uova ecc.
 
 
 
 
 
 
Alla fine, è stato molto soddisfacente cucinare per delle persone e mettere in pratica quello che avevo imparato. Uno dei motivi che mi ha spinto verso questa nuova carriera è quello di rendere le persone felici, ed il cibo è un ottimo modo di farlo. Lavoravamo molto – dalle 11 alle 15 ore al giorno – ma in fin dei conti non importa quanto sia estenuante un lavoro, se ti piace.
 
 
 
 
 
 
In un certo senso è stato come il poker, perché, come tanti altri, riesco a giocare lunghissime sessioni e divertirmi abbastanza da non considerarlo un lavoro. Una grossa differenza è che, mentre cucinare rendeva felici gli altri, oltre che a me, a poker la mia felicità è spesso l'infelicità di altri (e vice versa).
 
 
 
 
 
 
Cucinare è simile al poker anche perché si parte dalle conoscenze di base e le si applicano in base alle diverse situazioni, sviluppando una routine che aumenta le chance di essere vincenti.
In cucina ci sono certe basi come capire se la zampa di un agnello è più dura e quindi ha bisogno di essere cucinata più a lungo, o sapere cosa vuol dire "pelare", o sapere che certi vegetali devono essere salati più di altri. Capire queste cose è paragonabile al capire che si devono giocare meno mani da early position rispetto alla late position. Se mancano le basi, sia nel poker che nella cucina, i risultati saranno inconsistenti.
 
 
 
 
 
 
Come avrete potuto capire, sono ancora molto eccitato per i miei studi, che per me sono stati molto "nutrienti", potremmo dire. So che anche altri pro di poker hanno studiato culinaria, ma non diventerà mai il nuovo poker. E' troppo stancante.

 
 
 
Tradotto da Marcellus88
 
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