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L’arte del bluff (parte 3)

Nella seconda parte dell'articolo abbiamo fatto l'esempio di una mano. Il flop è :7h :9h :3d e noi abbiamo deciso di chiamare sia il raise preflop del nostro avversario, che la sua c-bet mentre siamo fuori posizione. Quando chiamiamo il suo raise fuori posizione, il nostro range di mani si restringe considerevolmente, e contiene mani come Tx8x, xhxh, 6x8x, 6h8h, 77, 99, 33, 79. Alcuni avversari potrebbero anche essere
consapevoli di un nostro floating.

Al turn scende una blank, un :4c. Il nostro avversario punta di nuovo. Adesso dobbiamo cercare di capire cosa ha il nostro avversario, e cosa abbiamo noi! Il board è drawy, quindi il nostro avversario, qualora avesse un'overpair, avrebbe effettuato la giocata corretta con la sua second barrel. Cosa possiamo fare?
Questo è il momento per piazzare un raise. Un set, in questa situazione, potrebbe nuovamente limitarsi al call, ma ci sono tanti draw dai quali potrebbe volersi difendere. Se rilanciamo adesso stiamo sempre rappresentando 2pair +, sperando di far foldare il nostro avversario. Che non avrà un set molto spesso, ma al quale speriamo di poter far passare mani come QQ.

Tuttavia, ciò potrebbe non succedere – specie ai limiti più bassi. Inoltre, data la presenza dei draw sul board, il nostro avversario...
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