La vita è bella. Anche se sto affrontando una fase di downswing, che non è certo il massimo, le cose vanno bene.

Fino ad oggi, per quest'anno, ho giocato tanti tornei live quanto cash game online, e nonostante i risultati non siano stati troppo positivi, il downswing mi ha offerto tante opportunità per lavorare sul gioco e migliorare.

jan_heitmann_final_27_blog_post-2605.jpg

Quando vinci, raramente rifletti sulle mani che hai giocato male o sui punti deboli che hai rivelato. Le persone tendono ad attribuire i loro successi esclusivamente alle proprie capacità, anche se normalmente non è così. Altri invece trovano nella sfortuna la ragione delle proprie sconfitte, ma se vuoi interpretare seriamente il tuo gioco, devi studiare con attenzione le tue mosse sbagliate (oltre a considerare le possibili bad run).

Quando affronto periodi di downswing non mi sento di grindare molto, e ciò è positivo perché giocando meno ho più tempo per compiere quella sorta di riflessione che ho descritto. Un'altra cosa che capita spesso ai giocatori in downswing è dubitare di se stessi. Anche questo non è necessariamente negativo, perché permette di scoprire i propri punti deboli.

Il poker premia chi lavora su stesso. È qualcosa di simile a quello che accade agli atleti professionisti, che devono lavorare molto sulle proprie performance, anche i migliori pro qualche volta sono costretti a tornare sui fondamentali. Tiger Woods è un buon esempio di chi, dopo un periodo negativo durato quasi due anni, è riuscito a tornare al vertice della sua disciplina sportiva, in questo caso il golf, grazie a una rivalutazione e a un miglioramento della propria attività.

Un altro esempio, un po' più datato, è Andre Agassi. Quando ero più giovane giocavo molto a tennis, erano anni segnati dalle sfide di Boris Becker e Agassi. Ciò che trovo interessante dell'esperienza di Agassi, è che il player numero uno al mondo si sia ritrovato in 141esima posizione, per poi tornare di nuovo al vertice alla fine degli anni 90'.

È qualcosa di straordinario, se ci pensiamo bene. Un po' come se Doyle Brunson andasse broke e iniziasse poi a grindare tavoli $1/$2 per poi tornare a conquistare il suo status di leggenda vivente. In realtà pochi poker player, meno che negli altri sport, ne sarebbero capaci. Ma ci sono storie che possono rappresentare una fonte d'ispirazione per quanti affrontano un periodo di downswing e cercano di superarlo.

È un momento fatto di sfide sotto il piano piscologico, emotivo e di gestione del bankroll. Ma, allo stesso tempo, è anche un'opportunità che regala i suoi frutti nel lungo periodo.

 

Jan Heitmann è membro del Team PokerStars Pro