Nell'ultimo post
ho scritto sul mio coinvolgimento, sia dal punto di vista economico che mediatico, nell'industria del poker. Questa volta voglio parlarvi del mio ruolo principale, quello di ambasciatore del tavolo verde. Malgrado il suo "boom" risalga a diversi anni fa, ci sono ancora molte idee erronee sul poker, le persone continuano a confondere il Texas Hold'em con il video poker oppure con la ruolette. Il mio impegno nello show televisivo "Poker1Mania" mi permette di usare quest'opportunità per aiutare il pubblico a comprendere perché il poker sia un gioco d'abilità.

Sono stato anche invitato, come ospite, in molti altri talk show, incluso il programma "Campionato dei Campioni", dedicato agli avvenimenti calcistici. Il calcio è il nostro sport nazionale e mi ha subito stimolato l'idea di poter intervenire non solo per esprimere la mia passione calcistica, ma anche per spiegare il valore del poker come gioco d'abilità, e le sue similitudini con gli altri sport tradizionali. La mia presenza nello show è stata ben accolta e, da parte mia, sono stato felice per l'opportunità concessami, considerando soprattutto il nuovo segmento di pubblico a cui mi potevo rivolgere.

Un'esperienza che mi ha confermato quanto lavoro ci sia ancora da fare dal punto di vista della sensibilizzazione del pubblico in merito al poker, non solo in Italia ma in tutto il mondo. Vorrei davvero aiutare le persone a comprendere la profondità di questo gioco e la sfida mentale che implica. PokerStars ha fatto un buon lavoro di promozione, ma c'è ancora tanto da fare.


 

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Mi sono appassionato alla questione della legittimazione del poker per diverse ragioni. Anzitutto, come potrete immaginare, ci sono aspetti personali, ma sento anche una grande responsabilità rivestendo il ruolo di ambasciatore del poker, non solo quindi per PokerStars o per l'Italia, ma per il poker nella sua totalità. Penso sia qualcosa che tocca chiunque venga coinvolto in questo settore produttivo, sia il giocatore così fortunato da conquistare l'attenzione dei media, che il semplice appassionato. Chiunque ami il gioco sente il bisogno di diffondere il messaggio che il poker è un gioco d'abilità. Non solo per il bene gioco in sé, ma per il proprio stesso benessere. Considerate questo post come un richiamo all'azione. Abbiamo bisogno di chiunque sia disposto ad aiutarci.

Non voglio dire che come comunità abbiamo trascurato la diffusione di questo messaggio, ma se torniamo al momento dell'introduzione del poker online in Italia e della sua tassazione, possiamo renderci conto di come l'attenzione dei media abbia aiutato molte persone a comprendere meglio il poker. Vendendo le licenze di gioco e applicando un regime fiscale, il Governo è riuscito ad accumulare diversi miliardi di euro. La maggior parte dei quali è stata usata per la ricostruzione del centro storico dell'Aquila, devastata dal terremoto del 2009. Grazie a questo le persone hanno scoperto che la regolamentazione del poker può generare grandi benefici all'intera società. In quel momento la visione mediatica del poker era molto positiva, ma penso che adesso le persone stiano iniziando a dimenticare tutto quello che di buono è stato fatto.

La nostra intera società sta cambiando nel processi di socializzazione. Fino solo a cinque o dici anni fa, le persone per intrattenersi andavano solo in discoteca, nei pub e nei cinema. Adesso amano restare connesse online, comunicare attraverso social media come Facebook, e giocare contro avversari reali via internet. Invece di spaventarsi difronte a questo cambiamento, le persone dovrebbero comprendere che si tratta di un'evoluzione sociale che nessuno può fermare.

Il poker non è un crimine. Dobbiamo sorridere al futuro, non combatterlo.