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Il poker è abilità e la Francia tassa i players professionisti

L'emendamento della deputata Aurélie Filippetti al progetto di legge finanziaria correttiva del 2011 che mira alla tassazione delle vincite dei professional poker players francesi pare sia molto vicino all'accoglimento da parte dell'Assemblea Nazionale.
 
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Un provvedimento che toccherebbe quasi 1,500 francesi che si guadagnano da vivere giocando a poker e che ha avuto un commento favorevole dalla commissione finanze martedì scorso e aspetta ora che il Parlamento la voti lunedì prossimo. Sembra che il poker si sia dato la zappa sui piedi. In effetti in Francia i giochi d'azzardo non sono soggetti a prelievo erariale. Ma, in questo caso, trattandosi di vincite regolari"raggiunte grazie alla pratica del poker o del betting vanno sottomesse a imposte".
 
La Filippetti insiste sul concetto dell'abilità per giustificare la tassazione. "L'introduzione di un mercato regolamentato in concorrenza di impone di tenere d'occhio vari aspetti. I giocatori che non dichiarano come redditi le loro vincite regolari al poker o alle scommesse o altre fonti di entrata sono passibili di denuncia di frode fiscale (articolo 1741 del condice generale delle tasse)".
 
Il giudizio del 21 ottobre 2010 emesso dal tribunale amministrativo di Clermont-Ferrand (n°09-640 BF 6/11 inf.595), ha stabilito che il poker non deve essere considerato un gioco d'azzardo al fine di giustificare l'imposizione erariale sui profitti di un poker player. Visto che la sua pratica è assimilabile ad un'attività professionale ed è un'occupazione lucrativa passibile di imposte sulla base dell'articolo 92 del 'Code général des impôts '. Previsione legislativa decaduta, però, visto che una legge del 12 maggio 2010 qualifica espressamente il poker come gioco d'azzardo. Insomma anche in Francia la legge non è chiarissima.
 
I poker players hanno faticato a trovare un riconoscimento del gioco che praticano come disciplina di abilità e sport mentale ma le tasse arrivano a colpire sempre e comunque.
 
Anche se il poker è abilità c'è sempre una componente di alea che consiste in un rischio per il player che vince e vive di gioco. Un fattore da non trascurare e che andrebbe a penalizzare qualche risultato e metterebbe in crisi i players professionsisti, sì, ma vittime di un periodo di varianza negativa.
 
Inoltre pare che la legge preveda prelievi solo per quelli che vivono solo di poker. Un imprenditore che dovesse avere 250,000 euro di reddito annuo non verrebbe tassato qualora dovesse vincere anche 100,000 euro online o in un torneo. Alla faccia dell'egalitè.


Fonte:www.gioconews.it
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