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Il mental training: la preparazione mentale al gioco

 
Da diverso tempo ormai chi nell'ambito sportivo intende emergere e ottenere performance di alto livello sa che deve unire la preparazione tecnico-atletica con quella psicologica.
Anche in Italia (con un po' di ritardo in verità...) si sta affermando la scuola della preparazione mentale, o mental training: professionisti di ogni disciplina sportiva iniziano a rivolgersi anche ai mental trainer, veri e propri "allenatori della mente", che offrono all'atleta la possibilità di affrontare l'allenamento e la gara in particolare con il giusto atteggiamento mentale.
Calcio, atletica, sci, ma soprattutto discipline nelle quali concentrazione e forza psicologica sono assolutamente determinanti come automobilismo, motociclismo, sport "di rischio", scherma e golf includono all'interno dei loro staff i mental trainer.
Anche se quando parliamo di poker non possiamo (ancora) riferirci ad uno sport nel senso tradizionale della parola ma ad un gioco come possono esserlo gli scacchi o il biliardo, tuttavia appare chiaro che, sotto il profilo dell'intensità, stress, tensione agonistica e importanza del fattore psicologico, la possibilità di "allenare" la mente possa essere un elemento decisivo per chi intende questo "gioco" con spirito agonistico e velleità da professionista.

Ecco un'intervista a riguardo alla Dr.ssa Francesca Borgo, psicologa e da anni anche mental trainer di società sportive e atleti di caratura nazionale.

1. Buongiorno Dr.ssa Borgo, La ringraziamo per la Sua disponibilità. Per prima cosa vorremmo chiederLe una definizione di "preparazione mentale" o mental training.

Il mental training deriva dal campo di studio della psicologia dello sport e consiste in una serie di interventi per ottimizzare la performance individuale potenziando i propri punti di forza e contenendo o migliorando i propri limiti. Infatti i fattori mentali che influenzano la performance da un punto di vista non tecnico e non fisico sono molti, come ad esempio ansia, stress, affaticamento, concentrazione, motivazione, obiettivi, aspettative, e così via. Attraverso gli interventi di mental training si imparano quindi delle tecniche che facilitano la gestione di questi e innumerevoli altri fattori, al fine di ottimizzare la propria prestazione e di contenere lo spreco di energie.

2. Quali sono i campi di applicazione (sportivi e non) nei quali il mental training trova maggiore spazio?

L'ambito in cui più frequentemente si fa ricorso al mental training è lo sport, sia a livello individuale che di squadra, agonistico o dilettantistico.
Ciononostante, esistono molti altri ambiti in cui la prestazione individuale è di fondamentale importanza: il mondo manageriale, le professioni basate sull'espressione artistica (danza, pittura, musica, recitazione), i giochi a forte componente mentale come gli scacchi. In quest'ottica anche il poker può essere visto come una disciplina fortemente "mentale".

3. Ritiene quindi che la preparazione mentale possa essere importante anche nel gioco del poker?

Come dicevo sopra, il poker presenta una considerevole serie di richieste mentali, principalmente legate ai processi di decisione, che avvengono in condizioni di incertezza (a livello sia delle informazioni che dipendono dalle carte, sia delle informazioni che derivano dagli avversari) e di forte pressione temporale (dato che la decisione sulla giocata va comunque data in tempi brevi, a maggior ragione online). Questi due aspetti (incertezza e pressione temporale), insieme ad altri che variano in funzione dei tipi di specialità e di formula torneo,
impongono al giocatore notevoli richieste in termini di prestazione. Si pensi anche solo alla possibilità di gestire in modo ottimale le proprie energie fisiche e mentali in caso di tornei come EPT o WSOP, in cui si gioca per molte ore al giorno e per più giorni consecutivi.

4. Quali fattori presenti nel gioco del poker possono essere aiutati e potenziati attraverso il mental training?

Al di là dei tells, che spesso sono l'unico tema "mentale" che viene affrontato quando si parla di poker, e che comunque è di fondamentale importanza, possiamo indicare alcuni tra gli innumerevoli fattori "potenziabili":
- La capacità di essere concentrati al momento giusto e saper recuperare le energie nelle fasi non attive di gioco;
- La capacità di rilassamento e quindi di "gestione" dell'immagine che si trasmette agli avversari;
- La capacità di individuare con precisione e velocità le caratteristiche di gioco degli avversari o i cambiamenti dell'umore al tavolo;
- La capacità di reazione rapida alle bad beat (o a un successo imprevisto) senza influenzare la propria tecnica e tattica di gioco;
- La capacità di rispondere in modo ottimale in situazioni ricorrenti di difficoltà (le proprie bestie nere) o in seguito a frequenti "strisce" negative di risultato.
Gli esempi possono essere molti...

5. Il poker si articola in diverse tipologie di gioco (limit, no limit...) e discipline agonistiche (cash game, torneo). La preparazione mentale presenta in questo senso delle differenze?

Naturalmente sì: il tipo di intervento di mental training viene programmato in base alle "richieste" specifiche di ogni data tipologia di gioco, ad esempio torneo vs. cash game o live vs. online. Dall'altro è altrettanto fondamentale impostare il programma di training in base alle esigenze e alle caratteristiche del singolo giocatore, in particolare per quanto riguarda le sue reazioni (non necessariamente osservabili dall'esterno).

6. Quali sono le tecniche utilizzate nel mental training? E' vero che è possibile anche lavorare online con gli atleti?

Le tecniche che si possono apprendere sono molte:
- tecniche di distensione e recupero delle energie
- gestione dei picchi e dei cali di concentrazione
- gestione delle proprie reazioni agli errori e alle bad beat
- ottimizzazione e velocizzazione dei processi di decisione etc.
In linea di massima, proprio per il fatto che nel poker la componente motoria non conta, la maggior parte del lavoro di mental training si può fare anche online, ad esempio tramite video-conferenza: infatti molte delle tecniche vengono apprese attraverso la discussione e l'analisi delle diverse situazioni in cui il giocatore si viene a trovare: questo può essere fatto assistendo a sessioni di gioco ma anche semplicemente parlandone, analizzando serie di giocate (come si fa quando si effettua l'analisi video con gli atleti) e predisponendo esercizi che aiutino ad allenare e automatizzare le tecniche apprese.
Poi, nel caso risulti utile, è anche possibile seguire il giocatore in studio per dei periodi limitati, in particolare per quanto concerne due aspetti:
- la gestione dei pensieri distraenti, cioè quel dialogo interno che spesso diventa un "disco rotto" dentro la nostra testa e porta alla deconcentrazione;
- la gestione delle reazioni di ansia in cui le reazioni psicofisiologiche (tensione della muscolatura in genere e della muscolatura viscerale, frequenza cardiaca, respirazione, agitazione motoria, etc.) siano eccessive o troppo basse.
Inoltre, se risulta essenziale, è anche possibile seguire il giocatore ad esempio durante i tornei.
Naturalmente, non va dimenticato che il mental training è a tutti gli effetti un training, cioè un allenamento che richiede tempo e impegno: quindi "metà del castello" viene costruita dal giocatore insieme al preparatore mentale, l'altra metà dev'essere costruita dal giocatore stesso.

7. Può dirci se in passato si è già occupata di professionisti del mondo del poker e/o se attualmente sta seguendo qualche giocatore?

Per ragioni di riservatezza e per garantire la massima privacy ai giocatori che seguo, non posso certo fare nomi o riferimenti di alcun tipo. Comunque sto seguendo alcuni giocatori professionisti di Texas Hold'em Limit e No Limit, italiani e non.

8. Spesso, parlando di poker, lo si associa al rischio "patologia". Può aiutarci a fare chiarezza su questo delicato punto?

È appunto una questione molto delicata: il gioco d'azzardo patologico, senza voler entrare ora nel merito di una discussione approfondita, ha a che fare con problematiche psicologiche che vanno comprese e trattate da professionisti esperti in questo specifico ambito di "dipendenza". Proprio perché si tratta di dipendenza, e quindi di patologia, il mental training in queste situazioni non è l'approccio indicato.

9. Dal momento che crediamo si tratti di un servizio che può essere molto utile per tutti i giocatori di poker e siamo convinti che susciterà interesse tra gli appassionati, Le chiediamo se gentilmente può indicarci qualche riferimento per chi volesse contattarLa.

Per avere informazioni è possibile contattarmi all'indirizzo email f.borgo@preparazionementale.com. Inoltre, sul sito internet www.preparazionementale.com, attualmente solo in italiano, ma che al più presto si troverà anche in versione inglese, si possono trovare informazioni sugli interventi di mental training.


 
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