Oltre ad aver avuto un'agenda fitta d'impegni sportivi, quest'anno ho ricominciato a fare l'insegnante di poker con regolarità, un'esperienza molto gratificante.

All'inizio della mia carriera ero un semplice player amatoriale, ma poco dopo aver vinto il WSOP Main Event del 2003 ho cominciato a giocare a tempo pieno. Dopo a un paio di anni alcuni siti mi chiesero di fare il coach, ma rifiutai l'offerta perché non ritenevo di avere le competenze per essere un insegnante di poker. Giocai molto, anche se in realtà durante questi primi due anni non dedicai molto tempo a perfezionare il mio gioco, e quindi non mi ritenevo all'altezza di impartire lezioni ad altri.

 

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Sono tante, in realtà, le persone che insegnano pur essendo cattivi giocatori. Ci sono poi casi di player che si dedicano all'insegnamento oggi malgrado non siano più all'altezza dei buoni risultati conseguiti 4-5 anni prima, specialmente se non hanno aggiornato il loro gioco. Meglio non avere alcun coach piuttosto che farsi dare lezioni da queste persone.

Negli ultimi due anni ho lavorato molto sul mio gioco, e finalmente ho raggiunto quella sicurezza che mi ha permesso di iniziare a insegnare. Così l'anno scorso ha cominciato a lavorare come Istruttore WPT Boot Camp, e finora le persone cui ho dato lezioni sono migliorate, riscuotendo ottimi risultati. Nel frattempo ho comunque continuato l'attività di perfezionamento del mio gioco, un aspetto molto importante, dal mio punto di vista, quando si è un coach vero e proprio.

Trasmettere idee e concetti agli altri è estremamente utile. Se non riesci però a spiegare perché compi certe scelte al tavolo, meglio abbandonare la via dell'insegnamento. Insegnare agli studenti i diversi fattori che incidono in una specifica decisione non solo rappresenta un aiuto per loro, ma è anche un modo per rileggere il proprio modo di interpretare il gioco.

Tendenzialmente consiglio ai miei studenti di giocare con maggiore cautela rispetto a quanto non faccia. Poi quando acquistano esperienza e costituiscono il proprio stile di gioco, possono forse dare una diversa lettura.

Credo che l'insegnamento faccia a faccia sia molto efficace, e probabilmente per la maggior parte delle persone funziona meglio dei libri di strategia. Mi piacciono e raccomando alcuni testi, tra cui "The Raiser's Edge" di Elky che affronta la gestione dei tornei di poker. Nonostante ciò tendo a preferire video formativi e altre forme di insegnamento personale, una scelta probabilmente condivisa da molti.

L'insegnamento ha anche i suoi momenti mortificanti, soprattutto quando ripenso agli errori commessi in passato e mi ritrovo a trattare esplicitamente questi temi ai miei studenti, perché loro non ripetano i miei sbagli. Ma questo è il valore dell'esperienza, e se così posso aiutare qualcuno, ciò è positivo sia per i miei studenti che per me, ricordandomi quali errori non devo più commettere.

Chris Moneymaker è un membro del Team PokerStars Pro