Non ci saranno foto in questo passo di blog. Scarno come una vacca magra, coi tempi dei notiziari durante lo sciopero dei giornalisti, male si adatta in realtà ai miei dodici giorni passati in Australia, davvero pieni di straordinarie esperienze.

In un pomeriggio di Sydney però mi è successo un episodio che ha fatto da spartiacque al lungo viaggio: sono uscito senza prendere la macchina fotografica. L'immediata sensazione di libertà, l'assenza di responsabilità, la possibilità di camminare mani in tasca, oppure mani sul cartone del caffè, hanno subito assunto un fascino irresistibile.

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L'impressione più concreta è stata quella di indossare la maschera degli abitanti del posto. Girare con una macchina fotografica in qualche modo ti distingue sempre, ti rende riconoscibile come colui che è lì di passaggio e che ha bisogno di congelare tutti quei dettagli che in realtà sono il pasto di ogni giorno per gli abitanti del luogo. Sei colui che ha l'obbligo di notare, guardare, e ogni volta che qualcosa supera il livello di guardia in fatto di stranezza, catturare. È come essere un poliziotto in divisa che perlustra la città, arrestando non appena la normalità viene meno.

Dopo due mesi, quel giorno uscii in borghese, e fu una liberazione. Potevo confondermi e sembrare uno di loro. Certamente non è l'unico accorgimento necessario. Per una perfetta mimesi bisogna iniziare a camminare con un passo diverso: meno incerto, il ritmo deve essere sostenuto. Bisogna dare l'impressione di andare sempre in un luogo. È inoltre fondamentale non guardare mai in alto verso i palazzi né verso i nomi delle strade. Lo sguardo deve spesso andare a terra, e ai semafori ogni tanto dovrete attraversare col rosso abbozzando una leggera corsetta. Nel caso abbiate un dubbio su quale strada prendere, è importante prendere una scelta casuale ma rapida, anche a costo di perdersi. Ovviamente sono bandite guide e mappe, potendo però forse contare su qualche versione digitale da consultare con il telefono, a patto di non farvi vedere. Un livello addizionale di mimetizzazione potrebbe essere costituito dal fingere di fare telefonate, magari aiutandovi con l'operatore della vostra compagnia telefonica. Non parlate ad alta voce, non è necessario, ma passeggiare col telefono all'orecchio camminando come se foste direzionati dal sesto senso, verso casa vostra, dopo una lunga giornata di lavoro, costituisce certamente un dettaglio importante. Il passo successivo è vestirsi come loro: a Sydney, in particolare, dovreste acquistare un abito, giacca e pantaloni in coordinato, una cravatta con tonalità soft. Importante sarebbe non dimenticare una ventiquattr'ore in pelle, molto comune nel business district. Pranzate in un take-away attorno a Liverpool Street, possibilmente in uno di quelli che si propone come alternativa salutare e vegetariana al fast-food. Se è importante non guardare in giro con sguardo curioso, è altrettanto fondamentale entrare negli edifici meno appariscenti. Gli enormi grattacieli di vetro, con un denso viavai all'ingresso, sono perfetti. Entrate e con passo sicuro vi dirigete verso l'ascensore. Stabilite prima il numero di piano a cui andare, possibilmente sempre lo stesso. Una volta al piano iniziate a camminare con passo sicuro nei corridoi, magari nella direzione dei bagni, dove potrete far passare un po' di tempo, per poi uscire, sempre senza incertezze. Nel caso in cui la via di fuga non fosse evidente, potete sempre fingere una telefonata e uscire come se un contrattempo vi abbia colto di sorpresa. State lontani dai luoghi molto turistici, oppure sedetevi ad un caffè in loro prossimità, ma voltate le spalle alla vista.

Fotografare è isolare un luogo ed un istante dal resto del spazio e del tempo. In qualche modo una fotografia è solitaria. Tutto ciò che sta a margine della foto, così come il tempo tra una foto e l'altra, diventa espressione di quella solitudine. Cliccare sembra poter essere un atto di ribellione a questa vacuità, così come non farlo è un pericoloso lusso che pochi sembrano avere il coraggio di permettersi.


Io mi accontento di quel pomeriggio australiano di cui non esistono foto, solo una vaga memoria attorno alla quale posso fantasticare esponenzialmente alterando gli accadimenti, fissandoli solo dopo che sono diventati dei falsi a piacimento. Come quella volta in cui "stavo volando su Sydney, in un cane gigante, e le cose non sembravano andare per il meglio".