Più volte mi è stato chiesto come si affrontano i downswing più terribili. Quelli che sembrano non finire mai. Quelli che in un mese intero non vinci mai una volta. Quelli che addirittura ti mandano broke.
Prima ancora di fermarsi a raddrizzare la strategia di gioco, però, è assolutamente indispensabile cambiare il proprio mindset. Se è vero che il poker è un gioco di testa, lavorare sul proprio approccio mentale non può che essere la chiave attraverso cui trovare la soluzione ai propri insuccessi.
 
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Ecco qui di seguito, in 5 passaggi, la tecnica che uso quando sento che il mio mindset ha bisogno di una regolata:

1. Mettere i numeri sulla carta
Spesso si rifiuta di misurare le proprie perdite perché affrontare la realtà è troppo amaro. Prima lo si fa però, prima si riesce ad uscire dal loop. Trascrivere fisicamente i numeri del nostro disastro e vederli lì sulla carta ci pone a faccia a faccia col nemico. Li osserviamo torturandoci, calcolando quanto diversa sarebbe la nostra situazione finanziaria se solo non avessimo preso quella bad beat.

2. Accettare la realtà
Si tratta della parte più difficile. All'inizio si continua a crogiolarsi nella propria agonia, confrontando i numeri reali a fianco di quelli che 'avrebbero potuto essere'.
Per uscirne, è utile mettersi a pensare alla propria vita al di fuori del poker. Quali sono le attività che ci fanno stare bene? Le elenchiamo: scrivere, cucinare, andare in palestra, fare yoga, gli amici, leggere, stare in mezzo alla natura.
C'è una caratteristica che accomuna tutte queste attività: il fatto che sono gratuite. Pensando a questo, ci si rende conto che tutto quello di cui si ha bisogno per essere felici è ancora alla nostra portata. E non sarebbe diverso nemmeno se avessimo quei soldi supplementari.
Questa constatazione rappresenta un momento di epifania.

3. Iniziare la Fase di Recupero
In questa fase, si comincia a mettere in pratica le attività che abbiamo scritto nella nostra lista, anche a costo di farlo controvoglia, come un paziente in convalescenza che si sforza di alzarsi dal letto.
Per facilitare le cose, la notte prima si può fare un calendario, mettere, ancora una volta, le cose sulla carta. Per avere successo, è meglio iniziare la giornata con qualcosa di semplice: sveglia alle 7.00, 5 minuti di stretching e 20 respiri profondi per non farsi intrappolare dallo stress.
Concedersi il tempo per qualche momento di gratitudine ci farà iniziare la giornata con maggiore entusiasmo. Impostiamo il timer e regaliamoci due minuti per elencare tutte le cose di cui siamo grati. Più sono semplici, meglio è: il burro di mandorle, una nuotata in piscina, il numero del 'New Yorker' che mi è appena arrivato. Non importa cosa siano, basta tirarle fuori.
Come diceva Oscar Wilde, dovremmo trovare diletto anche nei momenti di dolore più estremo, perché questi sono, di fatto, straordinari.

4. Organizzare la Propria Dreamline
Andare broke per un pro equivale a ciò che un grave infortunio rappresenta per una stella dello sport. A seconda di quanto è grave, ci può volere una settimana, un anno, o anche tutta la vita  per recuperare.
Spesso ciò che affligge il pro che attraversa un downswing non è tanto il fatto di aver perso una parte del suo bankroll, ma la preoccupazione di non poter più competere agli stakes cui era solito giocare. Anche se il non potersi sedere immediatamente ai giochi più grandi è una sensazione frustrante, non dobbiamo lasciare che diventi un motivo di depressione.
Durante questo tempo di 'convalescenza' possiamo impegnarci a dare più significato alle attività che abbiamo scritto sulla nostra lista, prefissandoci obiettivi e impegnandoci a realizzarli.
A me piace utilizzare la 'Dreamline' di Tim Ferriss e il 'Monthly Expense Calendar' che propone nel suo best-seller, The Four Hour Work Week, dove parla di come pianificare il proprio stile di vita ideale e i quali sono i passi da fare per metterlo in pratica.
Ho fatto questo esercizio con successo per anni e mai una volta la mia Dreamline annuale ha superato i $100.000. Questo risultato ci porta a comprendere che i soldi di cui abbiamo bisogno per fare ciò che davvero ci piace sono molto meno di quanto pensiamo. In questo modo, è più facile accettare di aver perso. E nel momento in cui ci accorgiamo che se avessimo $10.000.000 non saremmo più felici di ora che ne abbiamo $100.000, raggiungiamo finalmente un senso di contentezza.

5. Scoprire i Nostri Veri Obiettivi
Nella vita ci muoviamo con due tipi di obiettivi diversi: quelli estrinseci - che riguardano lo status sociale e la fama - e quelli intrinseci, basati sulla crescita personale, le relazioni con gli altri e le esperienze di vita. È incredibile quanto questi ultimi siano di gran lunga più gratificanti dei primi. Alcuni degli obiettivi intrinseci più significanti della mia vita, come imparare l'italiano, portare a termine il mio triathlon o visitare tutta la Nuova Zelanda con lo zaino in spalla, non sono nemmeno paragonabili alla sensazione che si prova acquistandosi un nuovo guardaroba o contemplando i numeri di un gonfio conto in banca.
La felicità dovrebbe essere la nostra principale religione, la base su cui prendiamo le nostre decisioni. Fortunatamente, poiché si tratta di uno stato mentale, quella di essere felici è una capacità che siamo sempre in tempo ad imparare, in cui possiamo esercitarci e perfezionarci. Impegnarsi a migliorare il nostro senso di gratitudine, la nostra gentilezza e a ridimensionare le nostre aspettative dovrebbe essere una routine quotidiana. Appena cinque minuti al giorno possono fare la differenza.
Al termine scopriremo che la felicità non è un luogo misterioso alla fine dell'arcobaleno. Esiste qui e ora. E quando si sceglie di lavorare in un mondo come quello del poker, in cui il denaro è il modo principale per misurare il proprio successo, non dobbiamo mai dimenticare che il nostro obiettivo ultimo non è quello di essere ricchi, ma di essere felici.

Alec Torelli, PokerStars.it Guest