La maggior parte delle volte, i giocatori di High Stakes Poker sembrano insensibili. Vincono somme con cifre a 4 zeri? A malapena battono ciglio. Perdono piatti da capogiro? Osservano lo stack di fiches che se ne va via con indifferenza. Somme che permetterebbero a una famiglia intera di vivere per un anno vengono accomiatate con un semplice sospiro. Come è possibile una tale 'freddezza'?

Quando giochiamo a poker, la nostra mente sviluppa una certa tolleranza all'eccitazione provocata dal vincere o perdere grosse somme di denaro. Quello che per il resto del mondo è qualcosa di incredibile o eccessivo, per noi diventa normale.

Anche per i professionisti però c'è un limite. C'è un punto oltre il quale la fluttuazione di vincite e perdite diventa troppo; anche per un pro. Un punto oltre il quale, non siamo più in grado di giocare senza associare le fiches a denaro reale. E una volta superata questa soglia... beh, le emozioni tornano a farsi sentire e influenzano la nostra lucidità al tavolo.

Se la gioia e l'euforia che ci dominano quando stravinciamo solitamente non provocano danni, il dolore e il panico che ci affliggono quando perdiamo possono davvero essere letali. Le emozioni si fanno sempre più intense, iniziano a bruciare, arrivano a un punto oltre al quale non le si può più sopportare. Ed è così che si arriva a toccare quella 'Soglia Del Dolore' (SDD) oltre la quale non sappiamo più agire con lucidità. 
Certo, dopo una striscia di risultati negativi, si può cercare di arginare i danni prefissandosi 'stop losses' (punti di perdita oltre i quali ci si impone di fermarsi) o prendendosi delle pause significative. Tuttavia, anche se queste strategie sono buone in teoria, non sempre siamo capaci di metterle in pratica.

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Innanzitutto, per imparare a gestire l'approccio con la nostra personale SDD, dobbiamo imparare a riconoscerla. Dobbiamo individuarla, attraversarla, affrontarla. Solo così possiamo imparare ad evitarla e a capire come comportarci quando sentiamo che la stiamo avvicinando.

Spesso, il poker desensibilizza i giocatori nei confronti dei soldi. E, tranne per i pochissimi che hanno raggiunto il top della 'poker industry', questo approccio è totalmente immotivato, in quanto il bankroll della maggior parte dei pro non è affatto sufficiente per giustificare tale insensibilità. Quando si perdono piatti enormi o si attraversano downswing significativi, è giusto ed umano provare senso di perdita, disperazione e vuoto. Deve essere così.

Attraverso le mie esperienze, ho imparato che il modo migliore per riprendersi da questi traumi è isolare 'vita' e 'poker' in compartimenti stagni. Ho imparato che quando serve, il 'poker' dobbiamo lasciarcelo alla spalle per un po' e concentraci sulla 'vita'.

La chiave consiste nell'identificare la nostra SDD, il massimo punto a cui possiamo spingerci senza perdere la prospettiva. Quando ci accorgiamo di avvicinarci a tale linea, dobbiamo avere la disciplina di prenderci un giorno libero: fare qualcosa all'aria aperta, qualcosa di nuovo e creativo. Anche una cosa semplice, come andare alla ricerca di un nuovo ristorante o girovagare in una zona della città che non abbiamo mai visto può aiutarci a riorganizzare il nostro mindset. Acquistare qualcosa, fare un piccolo regalo a se stessi ci serve poi a rafforzare la nostra consapevolezza che i soldi che facciamo nel mondo del poker hanno un valore vero e tangibile nel mondo reale. E per questo vanno rispettati. Questo pensiero ci motiva a giocare meglio e a gestire meglio il nostro bankroll.

Prima di tornare a sederci al tavolo però dobbiamo avere ben salda in mente la cosa più importante di tutte. La felicità.
Quando ci chiediamo se riprendere a giocare o meno, non dobbiamo basare le nostre decisioni sul MEV (Monetary Expected Value), ma su come il gioco ci influenzerà mentalmente, su quello che a me piace chiamare HEV (Happines Expected Value).

Non giochiamo per tentare di riprendere i soldi che abbiamo perso. Giochiamo perché non vediamo l'ora di farlo, perché il poker ci diverte, perché ci manca la sfida mentale che esso rappresenta. Giochiamo solo quando davvero siamo pronti a dare il  meglio di noi. Solo con questo approccio possiamo trovare quella motivazione profonda che ci porterà a vincere!

Alec Torelli, PokerStars.it Guest